Si allarga l’indagine in merito all’operazione che quest’oggi ha portato all’arresto di 34 persone a Palermo, nell’azione di smantellamento di due bande che si arricchivano mediante una maxitruffa perpetrata ai danni delle assicurazioni: si parla di 250 persone iscritte al registro degli indagati, in merito alla storia delle agghiaccianti amputazioni in cambio di pochi spiccioli, per poi riscuotere i ricchi risarcimenti delle polizze. "Sono dettagli agghiaccianti quelli emersi dall’indagine", ha riferito il questore di Palermo Renato Cortese. "Segno di un grande degrado morale. Ora, speriamo che questa indagine possa essere il punto di partenza per verifiche in tutta Italia, perchè il sistema delle truffe pesava in maniera pesante sulle assicurazioni".

Palermo, l’organizzazione delle bande della frattura


L’indagine nasce ad agosto scorso anno quando la polizia arrestava 11 persone, riconducibili alla banda dedita alle mutilazioni degli arti al fine di truffare le assicurazioni. Due giovani funzionari della Mobile di Palermo, Sara Sapienza e Luca Scittarelli, hanno svolto un lungo lavoro di ricostruzione, fino all’aiuto inaspettato di tre persone fra quelle tratte in arresto, che hanno scelto di collaborare con le indagini. "Interrogati dai magistrati della procura della Repubblica è subito emerso che il fenomeno era ancora più esteso", ha spiegato il capo della Mobile, Rodolfo Ruperti. "Le indagini sono subito proseguite, e con grande sensibilità gli operatori della polizia sono riusciti anche a convincere le cosiddette vittime dei falsi incidenti a parlare. Così, sono arrivate altre preziose indicazioni". Il quadro che è emerso era raccapricciante. "C’è stata l’esigenza di intervenire al più presto, per evitare gravi conseguenze", ha sottolineato il colonnello Cosmo Virgilio, comandante del nucleo di polizia economico finanziaria di Palermo.
Da Trapani un altro spunto decisivo, a inizio anno, quando fu inscenato un incidente a Custonaci. Da lì la squadra mobile ha avviato nuovi accertamenti e sono emerse altre complicità. I due gruppi arrestati oggi aveano il ruolo di reperire le possibili vittime, per poi dedicarsi direttamente alle fratture e in seguito si occupavano di accompagnarle nelle strade programmate per mettere in atto il "teatrino" lì dove erano già presenti dei testimoni, ovviamente parte dell’imbroglio. Altri membri della banda entravano in gioco in ospedale, svolgendo il ruolo di parenti degli infortunati: in realtà si occupavano di controllare che tutto filasse liscio, in particolare quando le vittime dovevano raccontare l’accaduto. Solo così i malcapitati potevano aggiudicarsi un magro "gettone" per il servizio svolto.

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