Vito Crimi sbarra completamente la strada a Radio Radicale. Il sottosegretario all’Editoria, membro del Movimento 5 Stelle, ha dichiarato che il governo non intende rinnovare la convenzione. "La posizione è molto chiara: l’intenzione del Governo, mia e del Mise è di non rinnovare la convenzione con Radio Radicale". Il sottosegretario, nel corso di convegno sull’informazione locale in Lombardia, ha fatto calare di fatto una scure sulla sopravvivenza della radio, che il 21 si vedrà scadere la convenzione secondo la quale si occupa di trasmettere le attività istituzionali. È quindi da escludere l’ipotesi di una proroga, eventualità che faceva sperare Radio Radicale: quanto detto da Crimi non lascia molte speranze, mentre resta da valutare l’altra ipotesi (anche se rimane molto improbabile) quella di una fusione con la Rai.
 

Crimi fa calare la scure su Radio Radicale: ecco perché il governo non rinnova la convenzione


"Nessuno ce l’ha con Radio Radicale o vuole la sua chiusura ma sta nella libertà del Governo farlo" ha specificato Crimi, che ha voluto rimarcare il fatto che il lavoro di Radio Radicale è stato svolto per 25 anni "senza alcun tipo di gara e valutazione dell’effettivo valore di quel servizio". Il sottosegretario all’Editoria ha ribadito inoltre che la convenzione con Radio Radicale negli anni "è stata rinnovata come una concessione" mentre adesso "la valutazione è stata fatta: esiste Rai Parlamento, un servizio pubblico, un canale istituzionale che trasmette le sedute parlamentari e delle commissioni".
Dalle dichiarazioni di Crimi si sono levate presto diverse proteste da più parti politiche. Federico Mollicone, deputato di Fdi e capogruppo in commissione Cultura ed Editoria, ha detto "il governo liberticida del sedicente Cambiamento vuole zittire una voce di libertà come Radio Radicale, un archivio digitale della memoria dell’Italia repubblicana. Abbiamo presentato una mozione in entrambi i rami del Parlamento e siamo pronti alla battaglia d’aula fra Camera e Senato".

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