"I premi consegnati quest’anno sono stati abbastanza indicativi circa le tendenze del cinema italiano, con il trionfo di un grande film su un fatto reale come la vicenda narrata in ‘Dogman’, di Matteo Garrone (9 David, ndr), un fatto crudo rivisitato con visionaria maestria. Così come per ’Sulla mia pelle’ di Cremonini (4 David), che narra un’altra faccia dell’Italia, ma in totale sintonia con l’attualità"
A poche settimane dall’assegnazione dei David di Donatello, l’annuale kermesse cinematografica intitolata al cinema italiano, il Direttore Artistico dell’Accademia del Cinema Italiano - Premi David di Donatello, Piera Detassis, si confronta con il cronista dell’agenzia di stampa Adnkronos, in merito a dove sta andando il nostro rinomato e stimato ovunque far cinema.
La Detassis, anche direttrice - sono ben 22 anni - dell’interessante periodico tematico ‘Ciak’, commenta che "Il cinema sta cambiando e in questo cambiamento il documentario, il cinema della realtà, è in spolvero. Il doc è diventato importante, anche perché ci sono le piattaforme, e continuerà a crescere nell’interesse del pubblico. Il documentario beneficia di una distribuzione più capillare rispetto a qualche anno fa. La mia sensazione è che la gente abbia sempre più bisogno del cinema del reale". 
Non a caso, anche tutto ciò che si muove intorno alla Settima Arte sta in qualche modo cambiando, e non solo tecnologicamente, la stessa recente edizione dei David ad esempio, ha evidenziato dei cambiamenti strutturali che, prestando grande attenzione alle reazioni del pubblico in sala, hanno coinvolto sia il sistema di voto che le giurie stesse. Del resto è innegabile il grande fascino che il cinema continua ad esercitare nei confronti della società, "Le stesse grandi serie televisive vivono della potenza del cinema - spiega in proposito la Detassis - trovano forza nelle anteprime, nei red carpet, nei festival, nel necessario lancio ‘cinematografico’. Anche le sale restano un punto fermo, difenderle non è una battaglia di retroguardia ma indispensabile per il futuro: non si può neanche immaginare un mondo senza i cinema. Anche i giovani, che amano consumare cinema sulle piattaforme, per vivere una vera condivisione, un reale senso di evento, devono andare nelle sale”.
Infine, l’AdnKronos chiede come, e se, è cambiato l’interscambio tra il cinema e la carta stampata: "Si è semplicemente evoluto e lo ha dovuto fare perché si è creato un altro modo di percepire la visione, quello del ’self’, il protagonismo di ciascuno è diventato centrale. Il racconto, la critica del cinema non è più gerarchico, verticalizzato. Niente di spaventevole, ci si può adattare pur di mantenere lo specifico del giornalismo e mitigare la ’prima persona’ a favore dei protagonisti della narrazione, un po’ come dovrebbero fare anche gli spettatori….”

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