Lividi, graffi, escoriazioni e ferite evidenti. Giuseppe, il bambino di 7 anni ucciso di botte dal patrigno, era solito presentarsi a scuola con visibili segni di percosse subite, le maestre hanno però tardato a segnalare gli episodi. Sia Giuseppe che la sorella maggiore, infatti, si presentavano spesso in classe con lividi ed evidenti tumefazioni, anche sul volto. I due bambini avevano anche confessato che ad infliggere loro quelle lesioni era il compagno della madre, senza però destare troppo preoccupazione nelle maestre. Una violenza che si è poi trasformata in tragedia, quando l’uomo ha picchiato fino alla morte il piccolo Giuseppe a Cardito, nel napoletano. Un omicidio per cui è stato arrestato il patrigno e successivamente anche la madre dei due bambini, che non avrebbe fatto nulla per fermare le violenze perpetrate dal compagno. 

Bimbo ucciso a Cardito: le intercettazioni delle maestre 


Anche le maestre e i dirigenti scolastici avrebbero potuto segnalare le violenze subite dai due fratelli, ma lo hanno fatto solo quando ormai era troppo tardi. La prima segnalazione è arrivata quando la sorella di Giuseppe si è presentata in classe con un netto taglio all’altezza del lobo, quasi strappato dalla ferita. A quel punto le maestre della bambina hanno stilato una relazione per informare la dirigente scolastica Rosa Esca della situazione. La segnalazione è però caduta nel vuoto, lasciata per settimane su una scrivania e presa in esame solo dalla polizia a tragedia già avvenuta. Per questo l’ordinanza redatta dal gip Antonella Terzi parla di ‘colpevole negligenza’ da parte della dirigente scolastica e di ‘debole e tardiva’ segnalazione da parte delle insegnanti. Al momento la posizione della dirigente scolastica è al vaglio della Procura. Nelle ultime ore è emersa anche un’intercettazione tra alcune maestre che parlano della morte del piccolo Giuseppe: "Non si poteva fare niente". E la collega: "Non è che non si poteva fare niente... non abbiamo fatto niente". Inoltre una delle maestre chiamava ‘scimmietta’ Giuseppe perché si buttava spesso per terra.  

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