Insegnante di vita prima, maestro di calcio poi. Fernando Mastropietro ha allenato ragazzi che poi sarebbero diventati campioni, ma il suo più grande vanto è quello di aver contribuito alla crescita di uomini che hanno fatto del valore dello sport il loro principio fondante: “Sono loro che hanno insegnato a me qualcosa. E’ stato uno scambio reciproco”, ha tenuto a ribadire Mastropietro, intervenuto durante la trasmissione ‘Dietro il Pallone’ prodotta da Italia Sera. I nomi sono tanti e di altissimo livello: Stelllone, Amelia, Farina, Cerci, Firmani, Luca Pellegrini, Stella, D’Agostino, tutti cresciuti con lui. Il primo ragazzino allenato è diventato poi un calciatore in grado di riscrivere la storia del calcio. Perché se Francesco Totti è diventato uno degli italiani più forti di sempre, un po’ di merito va anche a Fernando Mastropietro, che lo ha allenato per tre anni ai tempi della Lodigiani, squadra in cui Totti ha militato prima del passaggio alla Roma. Un esempio per far capire l’influenza che Mastropietro ha avuto su Totti: “Una volta, dopo aver letto una mia intervista, mi ha chiamato per dirmi che il cucchiaio è diventato poi il suo marchio di fabbrica anche grazie a me”, ricorda l’attuale direttore tecnico dell’Atletico Lodigiani.  

Matropietro: “A Totti ho insegnato l’umiltà” 


Mastropietro rivela il suo segreto: “Ho appreso diverse nozioni quando ero giocatore, e soprattutto ho imparato da grandi maestri come Zeman per esempio. Insegnamenti che ho cercato di tramandare ai miei ragazzi: non badare al risultato, questo è importante quando si allenano i giovani. Tanto alla fine chi gioca meglio vince”. Prima l’educazione e il rispetto, poi il gesto tecnico: questa la filosofia che Mastropietro ha seguito in tutti gli anni in cui è stato allenatore, anche con Totti. Arrivato alla Lodigiani giovanissimo il piccolo Francesco era già una spanna sopra a tutti: “Io non gli davo un ruolo – racconta Mastropietro a ‘Dietro il Pallone’ - gli dicevo entra in campo, supera un giocatore e poi fai come vuoi. E lui faceva sempre la scelta giusta, premiando spesso i compagni con assist piuttosto che con gol”. Mastropietro racconta poi il Totti bambino: “Era timidissimo, parlava poco, però apprendeva subito. Quando gli dicevo qualcosa faceva ‘sì’ con la testa ed aveva già capito tutto”. Un passo in più degli altri, ma mister Mastropietro ha sempre cercato di insegnargli l’importanza dell’umiltà, nonostante la giovane età: “Per esempio – ricorda Mastropietro – io non gli ho mai dato la maglia numero 10, ma sempre la numero 8. A fine stagione quando il papà è venuto chiedermi questa cosa, lo stesso Francesco gli ha risposto davanti a me ‘perchè dall’1 al 18 sono tutti importanti’, una risposta che mi ha reso molto dì felice perché significava che ero riuscito ad insegnargli qualcosa”. Matropietro racconta poi il passaggio del giovane Totti alla Roma, rivelando un curioso retroscena. “Non c’era solo la società giallorossa su Francesco, anche la Lazio era interessatissima, anzi era in pole position per prenderlo. Per non parlare del Milan poi, che era già disposto a tutto per prednerlo. Alla fine però la fede romanista della famiglia e soprattutto del fratello spinsero Totti ad andare alla Roma”.  

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