La ripresa delle attività politiche dopo Pasqua ricorda a tutti che qualche giorno di pausa non allenta più di tanto la tensione fra Lega e M5S. Cardine dello scontro, adesso, sarà il decreto Salva Roma, uno dei provvedimenti più controversi che minaccia di essere l’occasione definitiva di maturazione di una crisi dell’accordo fra le due forze politiche. La volontà della Lega è quella di trovare un’intesa che sia declinabile per tutti i Comuni, mentre il M5S apre moderatamente, pensando ad una conversione della norma ma non nell’immediato.

Scontro Lega - M5S: prove di resistenza fino alle Europee


Nel frattempo rimane ingombrante l’ombra della vicenda giudiziaria di Armando Siri nell’ambito dei rapporti fra Lega e M5S. I pentastellati non cambiano la loro posizione intransigente, e a breve il premier Conte potrebbe richiedere al senatore della Lega un vis à vis per chiarire la questione. Tutto ciò mentre Matteo Salvini parla in maniera netta del decreto Salva Roma: "O tutti o nessuno. Non ci sono Comuni di serie A e Comuni di serie B" ha tuonato il vicepremier a Pinzolo, con il contorno di frecciate a Virginia Raggi: "Non mi pare che a Roma ci sia un sindaco che abbia il controllo della città". 
Qualche ora dopo il leader del carroccio si ammorbisce: "Sui Comuni per me non c’è nessuna guerra con gli alleati. Nel Dl Crescita, in conversione verranno inserite norme utili a risolvere le problematiche di molti Comuni, ma in tanti casi non serve una norma di legge". La realtà dei fatti però è che la Lega non ha intenzione di votare la norma Salva Roma, senza un accordo collettivo in Consiglio dei Ministri: per un accordo, sembrerebbe che per il Carroccio il salva Roma non dovrebbe essere inserito nel decreto ma "accettato" soltanto  ma solo in sede di conversione, parimenti agli altri Comuni. 
Ed anche se il Movimento 5Stelle replica tirando in ballo Siri, parlando dell’ostracismo leghista al Salva Roma come un tentativo di spostare l’attenzione dalle vicende giudiziarie, tutto sommato lo spazio per una mediazione c’è ancora. In buona sostanza, le sensazioni sono che il Governo voglia provare a resistere almeno fino alle Europee.

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