NIGERIA: ATTACCO A UNA SCUOLA, RESIDENZA INSEGNANTI INCENDIATA

 

Mentre è ancora ignota la sorte delle 77 studentesse rapite a Chibok e ancora nelle mani dei sequestratori, continuano le azioni dei miliziani islamisti di Boko Haram contro le istituzioni scolastiche della Nigeria, nella settimana che vede gli studenti alle prese con una sessione di esami importante e comune a molti paesi africani anglofoni. Questa volta, il commando ha preso di mira un liceo femminile di Yana, località nello stato di Bauchi, nord del Paese, già teatro di molte scorrerie di Boko Haram. Data alle fiamme la residenza degli insegnanti ma nessuna vittima, segnalano i docenti e la polizia. “Gli uomini armati non identificati hanno incendiati diversi immobili – ha spiegato il portavoce della polizia di Bauchi, Haruna Mohammed -. Tra questi, la residenza degli insegnanti di un liceo femminile e un blocco di palazzine della polizia, una corte di giustizia islamica e il segretariato del governo locale”. Il portavoce non ha parlato di rivendicazioni. Secondo un insegnante, che ha richiesto l’anonimato, sembra che gli assalitori abbiano deliberatamente risparmiato dalla distruzione il caseggiato occupato dalle studentesse. “Non vi si sono neanche avvicinati. Vi dormono 195 ragazze e preparano i loro esami di fine anno. Nessuna di loro è stata toccata. Un grande sollievo, visto quanto è accaduto a Chibok”. A Chibok, stato di Borno, nord-est della Nigeria, lunedì scorso erano state sequestrate 129 studentesse. Di queste, 52 sono riuscite a fuggire e a fare ritorno a casa, mentre in 77 restano ad oggi nelle mani dei sequestratori, presumibilmente di Boko Haram. Si crede che siano recluse in una foresta, dove i ribelli islamisti hanno eretto della basi fortificate. I familiari delle studentesse si sono organizzati con mezzi di fortuna per cercarle e hanno esortato Boko Haram a liberarle, mentre la popolazione reclama una muscolare operazione dell’esercito, i cui sforzi nelle ricerche si sono rivelati sin qui vani. Oltre ad aver fatto una pessima figura, quando un alto portavoce militare, il generale Chris Olukolade, ha diffuso la notizia che le ragazze erano state liberate e solo otto erano ancora prigioniere. Venendo clamorosamente smentito dal governatore del Borno e dalle autorità scolastiche.