Noi il Medioevo, Capossela e le Ballate per uomini e bestie

“Stiamo vivendo  periodo storico che ricorda il Medioevo, ’l’imporsi dell’uso delle immagini sulla parola o sul testo, la diffusione delle superstizioni, la diffusione delle notizie non accertabili sono cose molto medioevali. Questa è un’epoca di individualismo collettivo però credo che occorra osservare le cose, cantare per esempio della ’pestilenza’ può servire a creare degli anticorpi, a fortificare. L’arte aiuta sempre così come la cultura, una cultura non come forma di ostentazione del sapere ma come strumento di conoscenza per comprendere la complessità delle cose’’.
Eccolo Vinicio Capossela, alle prese con la promozione di questo suo nuovo album, ’Ballate per uomini e bestie’, costato ben 7 anni di lavoro, ed articolato da 14 brani, che confluiscono ina una sorta di ’’cantico per tutte le creature, per la molteplicità, per la frattura tra le specie. Gran ballo per uomini e bestie, un componimento che non si propone di essere breve, succinto, ma che ha il lusso di potersi prendere il tempo per raccontare una storia’’.
E la trasposizione, o la rilettura, con il Medioevo, spiega ancora l’artista emiliano ad Alisa Toaff, dell’agenzia di stampa AdnKronos, traspare dalle sonorità e dagli strumenti stessi usati per questo nuovo lavoro, dove la ballata diviene il punto sul quale Vinicio ha centrato il compasso: “La ballata, che ’attinge da una tradizione antica, dai trovatori, dal medioevo – spiega Capossela – in queste ballate ci sono molte di queste figure quasi medioevali che però spesso sono allegoriche e possono servire a ridipingere il presente”, aggiunge spiegano inoltre che “Ci sono diversi brani di ’punk medioevale’, si può ascoltare quindi la dirompenza di strumenti un po’ antichi come quello del cromorno, la viella, i flauti e poi c’è una parte di orchestra sinfonica’’.
Quanto poi all’uso di determinati strumenti, ’’negli ultimi anni – racconta il cantautore di Scandiano – ho frequentato molto l’ambiente della musica antica e ho collaborato anche con musicisti come Giovannangelo de Gennaro, Raffaele Tiseo, Federico Maria Sardelli, i Micrologus con cui ho suonato ad Assisi nel 2014 e in quella occasione ho fatto la prima versione di ’Perfetta Letizia’. Quando si tratta di una ballata io provo sempre a cantarla e a musicarla, è una cosa che mi ha sempre attratto molto. Altre ballate invece le ho fatte io, di sana pianta, come ’Il testamento del porco’, ’La Danza macabra’ e ’La peste’’’.
Ad ‘aprire le danze’, commercialmente parlando, sarò estratto il singolo ’Il povero Cristo’, brano che Ion qualche modo che ’’la condizione umana tout court è una storia di poveri Cristi, però i poveri Cristi hanno la caratteristica dell’invisibilità. La storia è piena di poveri Cristi ma non è fatta dai poveri Cristi. La storia del Cristo del Vangelo, de ’La Buona Novella’, è una storia esemplare, è una delle mitologie più universali e straordinarie tanto che nomina l’uomo stesso facendolo diventare ’povero Cristo’’. In questo senso, rivela Capossela alla Toaff, di essere ’’affascinato dalle ritualità, la religione rappresenta uno degli spunti più ingegnosi che l’uomo si è dato per spiegarsi il mondo. Questa fase neo-medioevale è data anche da questa rinnovata contrapposizione di religioni che sembra quasi fuori dalla storia. Questa cosa di rendere la terra un inferno in nome del paradiso è un vizio molto vecchio dell’uomo’’. Del resto, aggiunge tornando al ‘leit motiv’ di questi album: “Chi sono gli uomini lo sappiamo, le bestie sono collegate agli uomini perché si usa spesso l’animale per descrivere alcune caratteristiche degli uomini come l’alto e il basso. In senso più ampio figurano diverse canzoni di animali dai ’musicanti di Brema’ al ’Testamento del porco’ a ’La giraffa di Imola (altro brano nelle ’Ballate per uomini e bestie’), una specie di ’Cantico delle creature’ un po’ più allargato anche ai compagni che condividono con noi il pianeta’’.
Altro tema caro al ‘cantore emiliano, quello dell’emigrazione. Lui poi figlio di genitori emigrati da Hannover, certe situazioni le ha vissute sulla sua pelle: “Sono cresciuto negli anni ’70 e ’marocchini’ erano chiamati dagli emiliani ’i meridionali che emigravano dal sud dell’Italia’. Di marocchini veri e propri ce ne erano due di numero che vendevano tappeti al mercato. Adesso mi fa veramente specie che un meridionale possa votare un partito che si è chiamato ’Lega Nord’, non tanto per il ’Nord’ ma per l’idea che esprime che è quella che chiunque è emigrato da sud a nord ha provato sulla sua pelle. Non diventiamo miracolosamente ’tutti italiani’ perché stanno arrivando degli stranieri – tiene a ribadire ancora – questo tipo di pregiudizio interno è stato lo stesso che ha fondato un movimento come quello della Lega Nord. Trovo deprimente che si debba creare un nemico comune. Il Paese non è fatto solo di immigrazione ma anche di scuola, di sanità e altro. Io sostituirei il famoso ’prima gli italiani’ con ’primi gli italiani’, è più importante vivere in Paese dove le scuole funzionano e dove esiste una reale possibilità di lavoro e di mantenere i figli’’.
Il discorso si fa ancora più serio quando il musicista racconta il brano ’La peste’, dedicato alla 31enne Tiziana Cantone, ‘costretta’ a suicidarsi dopo essere stata gettata in pasto ai social per alcuni video hard privati postati da altri, “Internet è uno strumento come lo sono i social network e gli smartphone. Siamo in una fase in cui la gente si è messa alla guida di uno strumento che ancora non conosce bene e in cui è facile fare danni senza neanche esserne consapevole. Internet – prosegue Capossela – ha una potenza e un’attrattività enorme e crea una dipendenza, come avviene per le droghe e il sesso. Una delle cose più terrificanti della rete è la possibilità di distruggere le persone, il caso di Tiziana Cantone è una colpa collettiva, chiunque abbia diffuso quel video e ci ha riso sopra le ha dato una coltellata. Ma il problema è che quasi nessuno ha la consapevolezza di aver fatto qualcosa di sbagliato o del male a qualcuno. Ora come ora – spiega alla Toaff – passano per normali cose che sono oscene come mettere ’in piazza’ video che sono destinati all’intimità e che possono diventare uno strumento di ricatto. Per questo ritengo che non sia colpa della rete ma dell’uso che se ne fa. Ci vuole per lo meno una normativa vera e propria, ci vorrà tempo, siamo ancora all’inizio’’.
Puntuale ora l’avvio del classico instore nelle librerie del Paese, e domani sarà alla Feltrinelli milanese di Piazza Piemonte. Particlarmente attesa poi la tournèe nei teatri che sarà varata in autunno: “Si tratta di un tour teatrale (il via il 6 ottobre dal Teatro Galli di Rimini,ndr), e dopo la presentazione del disco faremo una serie di concerti in luoghi prossimi agli argomenti dell’album’’, annunciando anche che questa estate (Dal 25 maggio al Castello Caetani di Sermoneta), presenterà concerti a tema, dedicati cioè al luogo che lo ospita live.
M.