Home ATTUALITÀ Oms: “Nuovi contagi in stadi, discoteche e luoghi di culto”

    Oms: “Nuovi contagi in stadi, discoteche e luoghi di culto”

    Ultimo aggiornamento 09:03

    Dagli elementi a disposizione dell’Oms, in queste ultime ore, emergerebbe che, in torno alla propagazione del covid-19, “nuovi contagi” avrebbero una diretta relazione con “stadi, discoteche e luoghi di culto”.

    “Con le riaperture, molti cominciano a vedere una ripresa dei contagi di Covid 19. Gran parte di questa ripresa” dei contagi si verificherebbe “in cluster di casi legati ad assembramenti di persone, compresi quelli negli stadi, nei locali, nei luoghi di culto e dove ci sono folle”. Queste sono le dichiarazioni del direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus.

    Oms: “Nuovi contagi in stadi, discoteche e luoghi di culto”, lo dice il DG dell’Oms

    Il dg fa chiaro cenno ad eventi che “possono essere la scintilla che provoca un incendio molto più grande. Ogni paese e comunità deve adottare le proprie decisioni per organizzare tali eventi in modo sicuro, in base al proprio livello di rischio. In alcune circostanze, può essere necessaria la sospensione di eventi per un breve periodo. In altri casi, ci sono modi creativi per organizzare appuntamenti in modo sicuro minimizzando il rischio. Nelle prossime settimane e nei prossimi avranno luogo eventi, festival e celebrazioni di ogni tipo. Ci sono modi per uno svolgimento in sicurezza, con un approccio che preveda misure in grado di garantire la sicurezza delle persone”.

    In Italia, come in Europa, invece, stando ad un report recente dell’Iss si è assistito ad una transizione epidemiologica da Sars-CoV-2 con un forte abbassamento dell’età mediana della popolazione che contrae l’infezione. Sempre stando al report, l’età media dei casi diagnosticati nell’ultima settimana è di 29 anni, dando dunque conferma ad un trend in diminuzione. Si evidenzia “un cambiamento nelle dinamiche di trasmissione (con emergenza di casi e focolai associati ad attività ricreative sia sul territorio nazionale che all’estero)”, ma anche “una minore gravità clinica dei casi diagnosticati che, nella maggior parte dei casi, sono asintomatici”.