Pace fiscale, Di Maio denuncia: Testo manipolato. Lega: Noi siamo seri

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    Poca chiarezza e molti punti da rivedere: questa la situazione che ruota attorno al via libera del governo gialloverde attorno al recente provvedimento sulla pace fiscale. Una situazione che ha addirittura scatenato uno scontro tra Lega e 5Stelle: “Al Quirinale è arrivato un testo manipolato”, ha dichiarato il vicepremier pentastellato Luigi Di Maio in tv. “Domani presento denuncia alla procura della Repubblica”, ha annunciato mercoledì pomeriggio durante la registrazione di Porta a Porta. Intanto, l’ufficio stampa del Colle precisa che “Il testo del decreto in materia fiscale non è ancora pervenuto”. Immediata la controreplica di Di Maio: “Allora basterà lo stralcio” e gelido il commento della Lega: “Noi siamo seri, non sappiamo di decreti truccati”.

    Il caos si fa ancora più acuto quando Palazzo Chigi fa sapere di aver bloccato l’invio (“il testo è stato anticipato al Colle solo in via informale”, dice una nota), annunciando che il premier rivedrà il testo articolo per articolo.

    “All’articolo 9 del decreto fiscale – ha detto Di Maio – c’è una parte che non avevamo concordato nel Consiglio dei ministri. Una sorta di scudo fiscale per i capitali all’estero e una non punibilità per chi evade. In Parlamento questo testo non lo votiamo, questa parte deve essere tolta. Non ho mai detto che si volevano aiutare i capitali mafiosi”. Poi precisa: “Non so se è stata una manina politica o una manina tecnica in ogni caso domattina si deposita una denuncia alla Procura della Repubblica perchè non è possibile che vada al Quirinale un testo manipolato”. E ancora: “Questo è un condono come quello che faceva Renzi, io non lo faccio votare”. Nel pomeriggio in effetti era esplosa la polemica sull’ultima bozza circolata del decreto che sembrava allargare le maglie della maxi sanatoria fiscale e contributiva: tetti più alti, possibilità di sanare anche l’Iva, e poi spuntano i capitali detenuti all’estero e il colpo di spugna su una serie di reati tributari e sulla disciplina del riciclaggio e dell’autoriciclaggio. Tutto nell’articolo 9 del testo dedicato alla cosiddetta “dichiarazione integrativa speciale”: quello citato da Di Maio. Nel suo atto d’accusa in tv Di Maio parla anche di giochini in corso. “Tengo ad escludere responsabilità politiche, perché mi fido delle persone con cui siamo al governo”, ma “in questo governo stanno avvenendo tante cose strane, tanti giochini: ciò che metteremo in campo dopo la denuncia alla Procura ci farà capire delle cose”.

    Sospetta di Giorgetti? “Non mi permetterei mai”, risponde. Ma aggiunge: “Se ci facciamo passare sotto al naso provvedimenti così, allora cominciano i problemi grossi. Questo è il governo col più alto numero di nemici. Hanno già provato a farci giochetti con il decreto Dignità”. Anche in quel caso Di Maio aveva parlato di una manina. I sospetti dei 5Stelle in un primo momento erano stati indirizzati verso i tecnici del Mef. Poi la colpa era stata fatta ricadere sul presidente dell’Inps. Solo ieri peraltro era esploso un altro caso, quello del numero chiuso a Medicina prima annunciato on line sul sito di Palazzo Chigi e poi smentito. Ma è chiaro che sulla pace fiscale l’alleato leghista – che ha voluto fortemente il condono nonostante le resistenze grilline – si è sentito chiamato in causa.

    Il commento della Lega arriva un’ora e mezzo dopo il j’accuse di Di Maio. Ed è affidato ad un comunicato gelido: “Noi siamo gente seria e non sappiamo niente di decreti truccati, stiamo lavorando giorno e notte sulla riduzione delle tasse, sulla legge Fornero e sulla chiusura delle liti fra cittadini ed Equitalia”. Una sconfessione della linea grillina. A questo punto fonti del Movimento fanno sapere che i sospetti si concentrano sui tecnici del Mef (lo stesso capro espiatorio del decreto dignità). Mentre i leghisti difendono il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giorgetti, spesso in polemica con i 5Stelle: “Non era presente al voto finale in consiglio dei ministri lunedì sera” Prima della dichiarazione di Di Maio in tv, erano emersi segnali di grave malumore nel Movimento. Con fonti parlamentari che facevano trapelare: “La pace fiscale sopra i 100mila euro non si può fare, non la faremo passare”. Insomma, la tensione sul condono stava diventando sempre più incontenibile. A metà pomeriggio la senatrice 5S Elena Fattori accusava: “L’accordo tra M5S e Lega sulla pace fiscale si può definire un condono. I condoni non erano nel programma del Movimento”. D’altronde il malcontento dei grillini sulla sanatoria si aggiunge al malessere su Tap, migranti, legittima difesa. Il tutto a pochi giorni dal raduno di Italia a 5Stelle previsto in piazza a Roma nel weekend.

    “Approvano un condono tombale per gli evasori. E ora cercano manine e nemici. Imbroglioni. Un grande paese come l’Italia non merita tutto questo”, scrive su twitter il segretario del Partito democratico Maurizio Martina. E Matteo Renzi, chiamato in causa da Di Maio: “È un uomo disperato. Vota a sua insaputa un condono, poi grida allo scandalo. Attacca me. Non capisce il senso dei testi che vota”. Mara Carfagna, vicepresidente della Camera, di Forza Italia, ironizza: “Luigi Di Maio è imprigionato in un episodio della famiglia Addams: è perseguitato dalla mano”.
    Ora tutto torna in discussione. E la tensione tra Lega e 5Stelle è altissima.