Pancetta, due italiani su tre a rischio infarto

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    La cosiddetta pancetta è una diretta conseguenza del deposito del grasso. Se il tessuto adiposo si stabilizza tutto nell’addome, il cuore corre in dei pericoli, anche se si ha appunto un po’ di pancetta. A porre la “pancetta” sotto esame sono i numeri elaborati dallo studio EUROASPIRE V illustrati al World Congress of Cardiology & Cardiovascular Health tenutosi a Dubai. L’obesità centrale, insomma, crea preoccupazione. Ma non mancano altri numeri che suscitano timore. Come, nell’ambito della prevenzione cardiovascolare, meno di una persona su due in trattamento per ipertensione (il 47 per cento per la precisione), sfiora i valori desiderati sotto i 140/90 millimetri di mercurio e 140/85 per chi è diabetico. Inoltre solamente il 43 per cento tra coloro che ricorrono a medicinali per mantenere i livelli di colesterolo si stabilizza a valori desiderati. Tenendo presente che la maggior parte degli esaminati alla ricerca non erano sottoposti ad analisi per ipertensione ed ipercolesterolemia nonostante avessero livelli che sfiorassero i limiti consentiti, si può capire come il problema per la prevenzione in Europa sia ancora lontana dalla risoluzione. Per aggiungere altra carne al fuoco, poi, anche il diabete appare difficile da monitorare. Solo meno di due persone su tre a cui è stata riscontrata la malattia riescono a mantenere i livelli di emoglobina glicata sotto il 7 per cento.Lo studio EUROASPIRE V è coordinata da Kornelia Kotseva, dell’Imperial College di Londra, che mostra come “lo studio mostri che un’ampia proporzione di persone ad elevato rischio di malattie cardiovascolari ha stili di vita poco sani e livelli di pressione, lipidi nel sangue e diabete non controllati”. La ricerca è stata condotta tra il 2017 e il 2018 in 16 Paesi dell’Unione, e ha riguardato medici che hanno esaminato pazienti di età inferiore agli 80 senza alcuna malattia coronarica o di altri malanni legati all’aterosclerosi ma che risultavano esposti a patologie cardiovascolari.