Parco Appia, mancano i fondi: ultimo appello

    Ultimo aggiornamento 00:00

    Le lancette corrono inesorabili sopra il mandato del direttore generale Rita Paris, responsabile del Parco Appia Antica, ma c’è ancora tempo per tentare di salvare il salvabile. Servono assolutamente fondi per far sopravvivere il parco, esempio straordinario di museo a cielo aperto: “Nel piano triennale abbiamo bisogno di almeno due milioni di euro all’anno – spiega la Paris – per la sola manutenzione. C’è poi necessità di metter mano sull’Acquedotto Claudio, che si trova in condizioni precarie e sul quale abbiamo agito con interventi di estrema urgenza. Perde i pezzi, è messo davvero male e servono già 5 milioni solo per la sua messa in sicurezza”.

    Il ministro Alberto Bonisoli, in un video messaggio, promette che nel 2019 si occuperà della questione: “Le dotazioni finanziarie del Parco Appia Antica – spiega il ministro – non sono sufficienti, si tratta di un parco che non può essere autosufficiente e deve rimanere comunque aperto, libero e disponibile per tutti i cittadini”.

    Il direttore Paris chiarisce anche sule acquisizioni: “Dopo aver perso il Columbarium dei Liberti di Augusto, per Sant’Urbano il ministro Franceschini mi ha dato il mandato di procedere con la trattativa privata, che conoscevo bene perché l’abbiamo seguita per l’acquisizione di Santa Maria Nova. Siamo partiti con una cifra incredibile e siamo arrivati ??a 491 mila euro che sono stati recentemente accreditati dal ministero e sono nella nostra disponibilità”.

    A chi chiede se i bulldozer così attivi sulle ville Casamonica possano essere utilizzati anche nel Parco risponde: “Lì c’era una situazione di crimine, ma deve essere fatto anche semplicemente perché certi edifici in certi posti non devono esserci. Ci si deve riprendere questi monumenti e parti del territorio consumate illegalmente, la legge è molto chiara”. E aggiunge: “Non è possibile lasciare una tale situazione al futuro, ci sono monumenti che solo i professori conoscono e non possono nemmeno vederli, monumenti che sono stati intrappolati per caso tra muri e case. Potrebbero diventare complessi belli da recuperare e riparare”.