Pd, dopo le dimissioni di Martina parte la corsa alle primarie

    Si apre ufficialmente la partita del Pd per eleggere il nuovo segretario, dopo le dimissioni di Maurizio Martina, presentate in via ufficiale ieri. Vice segretario reggente subito dopo le dimissioni di Matteo Renzi, quindi segretario a pieno titolo ma a termine, l’era Martina è durata dal 12 marzo a oggi: quasi 8 mesi, qualche settimana in più rispetto a un’altra segreteria di transizione, quella di Guglielmo Epifani a cui fu affidata la guida del Pd dopo Pierluigi Bersani e prima dell’elezione di Renzi nel 2013. “Abbiamo fatto un lavoro positivo e utile sia pure tra moltissime difficoltà, abbiamo cercato di rimettere in moto il Pd e di questo ringrazio tutti” ha detto Martina in occasione della riunione dem, tenutasi ieri pomeriggio. L’ex reggente ha sostanzialmente ribadito quanto già scritto nella lettera al presidente del partito, Matteo Orfini: “Mi dimetto da segretario, ritengo concluso il mandato affidatomi dall’Assemblea nazionale il 7 luglio quando, eleggendomi, indicava per la mia segreteria una serie di obiettivi utili alla ripartenza del Pd dopo la sconfitta elettorale di marzo”.
    Se è ancora incerta la data certa dell’Assemblea (dovrebbe svolgersi o l’11 o il 17 novembre), è stata confermata invece per il 9 e 10 la riunione della corrente di Renzi che si terrà a Salsomaggiore. L’ex premier detterà direzione e compagni di strada in vista delle elezioni europee. L’iniziativa politica dei renziani sarà tutta in chiave precongressuale e cercherà di evitare il rischio di una frammentazione. Se infatti buona parte dei renziani punta su Minniti, altri sembrano più propensi ad appoggiare un’eventuale candidatura del segretario uscente Martina. Si parla di un endorsement di Graziano Delrio.
    E l’ultimo atto da segretario di Martina sarà in realtà l’incontro della settimana prossima a Londra con i laburisti dopo avere tessuto la tela dei rapporti con i leader progressisti europei, dal presidente portoghese Antonio Costa a quello greco Alexis Tsipras, allo spagnolo Pedro Sanchez. Proprio nella lettera di dimissioni del resto la raccomandazione è di “definire la nuova fase di questo percorso, pensando innanzitutto alle prossime scadenze elettorali e in particolare alle cruciali elezioni europee di fine maggio 2019. Ne va del destino europeo e della nostra democrazia”: scrive. Le dimissioni di Martina danno il via al congresso del Pd che si concluderà con le primarie. Tappa obbligata è l’Assemblea nazionale, dove tutto viene ratificato. “L’Assemblea sarà convocata nei prossimi giorni e le primarie entro febbraio, verosimilmente”, spiega Matteo Orfini a fine segreteria. La data dell’Assemblea potrebbe essere il 17 novembre e non l’11, come indicato in un primo momento, ma sarebbero poi più celeri gli ulteriori adempimenti come la costituzione del comitato per il congresso e la Direzione Queste sono le procedure. Ma la vera posta in gioco è il rilancio di un partito finito all’angolo e che deve ricostruire una proposta credibile e vincente con una leadership nuova contro i populisti e la destra.
    Per ora in campo alle primarie di febbraio c’è Nicola Zingaretti, il governatore del Lazio che ha già costituito una rete capillare di 500 comitati in tutta Italia e che lancia una proposta di discontinuità rispetto al Pd come è stato finora a forte impronta renziana. Ma anche Martina potrebbe ricandidarsi alle primarie, benché lui assicuri che ci sta ragionando e che farà sapere tra qualche giorno. Bergamasco, quarantenne, ex ministro dell’Agricoltura in molti nel partito sono pronti a scommettere che non lascerà a metà il lavoro avviato.
    Soddisfatto di questi mesi di segreteria? In gran parte, dice: “Ritengo che in questi mesi complessi il nostro lavoro abbia aiutato a impostare il percorso d’impegno necessario ai democratici per passare dall’opposizione all’alternativa delle forze che oggi governano pericolosamente il Paese. Siamo tornati in tanti territori, abbiamo cercato di rilanciare l’idea di un partito fianco a fianco alle persone che vogliamo rappresentare, pensando prima di tutto a chi ha di meno e a chi sta peggio”. E rilancia lo slogan: “Noi siamo somma, non divisione: è questo il messaggio di questi mesi”.
    Lo ringrazia per il lavoro svolto anche Marco Minniti, l’ex ministro dell’Interno che potrebbe a sua volta candidarsi alla segreteria. Pressing su di lui soprattutto dei renziani, ma Minniti ancora non scioglie la riserva, lo farà la prossima settimana. “Considero molto positivo l’avvio del percorso congressuale – dichiara intanto – e ringrazio Maurizio per la generosità con cui ha svolto un compito tutt’altro che facile in questi mesi complicati”.
    Al contempo auspico un congresso che sia occasione vera e profonda per fare un passo avanti nell’allontanare dal governo della nazione questa pericolosissima coalizione della paura”. Il treno del congresso dem è ormai partito e difficilmente si riuscirà a rallentarlo.