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Per l’emergenza Covid-19 lo Stato ha speso 30 mld di euro, ricorda l’Anac. Gli appalti in forte calo

Ultimo aggiornamento 17:11

La spesa legata all’emergenza Covid è stata gestita per poco più di un terzo a livello centralizzato nazionale (39%) e per la parte restante a livello regionale (61%). La spesa direttamente riferibile agli enti locali è invece del 4,5%”.

Stamane alla Camera dei Deputati l’Anac (Autorità nazionale anticorruzione), nell’ambito della presentazione annuale sull’attività relativa al 2019, ha ‘dato i numeri’ rispetto alle spese affrontate dallo Stato in merito all’emergenza coronavirus.

Ebbene, fra i Dip (mascherine, guanti, tamponi, disinfettanti, ecc.), ed apparecchiature come ventilatori ed altro , sono stati spesi ben 30 miliardi di euro.

Anac: ecco le voci più costose dell’emergenza sanitaria

Nello specifico, ha riportato l’Anac, “Nel primo quadrimestre la Banca dati nazionale dei contratti pubblici (Bdncp) detenuta dall’Anac ha registrato 61.637 procedure connesse all’emergenza sanitaria, per una spesa complessiva di 3,04 miliardi. La gran parte dell’importo, oltre 2 miliardi, è riferibile al periodo più critico dell’emergenza, ovvero quello compreso fra l’1 marzo e il 10 aprile”.

Tra le voci, spicca ovviamente quanto impiegato per assicurare la fornitura dei dispositivi di protezione individuale (pari al 70% del totale), poi le mascherine (1,1 miliardi), visiere ed altri dispositivi (942 milioni), i tamponi (99 milioni), i ventilatori e l’ossigenoterapia (396 milioni), i disinfettanti (45 milioni), e tutti gli altri prodotti necessari (393 milioni).

Anac: per Dip ed apparecchiature spenderemo di più

Oltretutto, prosegue la nota, per quel che riguarda le spese relative alle  mascherine ed agli altri Dip, “sono destinate ad una crescita consistente nel breve-medio periodo, visto che l’atteso riavvio delle attività dovrà essere supportato da una più ampia e capillare distribuzione. La domanda di tali beni potrebbe quindi attestarsi su valori multipli rispetto a quelli relativi al periodo già trascorso, impegnando una quota ancora più ingente della spesa pubblica nazionale”.

Anac: ecco le criticità che hanno influenzato le spese

M non solo. ”Fra le principali criticità che possono occorre in simili frangenti, la relazione dell’Anac elenca: l’abnorme lievitazione dei prezzi rispetto ai prezzi riconoscibili ante emergenza e forte variabilità degli stessi sul territorio nazionale; lo scostamento nella qualità e quantità delle forniture rispetto alle caratteristiche richieste; la retrocessione dell’aggiudicatario dall’offerta, mancata stipula del contratto, mancato avvio o interruzione della fornitura; ritardi rispetto al termine di consegna; il mancato possesso, da parte dell’affidatario, dei requisiti di ordine generale necessari per contrarre con la Pubblica amministrazione“.

Anac: interventi sulle forniture per 40 mld di euro

Nel corso dell’emergenza coronavirus, l’Anac ha ricordato di aver fornito “40 pareri sulla congruità dei prezzi per le forniture necessarie per un valore complessivo 40 milioni di euro. Gli acquisti hanno riguardato prevalentemente alcuni dispositivi di protezione individuale (mascherine protettive e chirurgiche, camici e visiere protettivi, equipaggiamenti vari), letti ospedalieri elettrici, ventilatori polmonari, prodotti e servizi di disinfezione. Tra le amministrazioni richiedenti: presidenza del Consiglio dei ministri, ministero dell’Interno, ministero della Salute, comando generale dell’Arma dei Carabinieri, alcune regioni, aziende ospedaliere e aziende sanitarie locali”.

Anac: col Covid più appalti nel Lazio che altrove

Capitolo a parte poi gli appalti che, numericamente, nel primo quadrimestre 2020, sono ovviamente scesi del 24% mentre, in valore, del 33%  (cioè 18,6 mld in meno). Tra le regioni che hanno maggiormente ‘pagato’ la crisi, la Lombardia, che ha segnato un gravissimo -63% (parliamo di una flessione di circa 10 mld). Tuttavia ci sono ste invece regioni ‘virtuose’, come il Lazio, in questo primo quadrimestre ha guadagnato un +14% (pari a 550 mln).

Anac: sugli appalti si spera in un ‘saldo’ positivo

Un contesto quello degli appalti dove, spiega ancora l’Anac, ”Va tuttavia rilevato che a causa dell’emergenza sanitaria 22mila procedure di gara, per un valore di 23 miliardi, non sono ancora state ‘perfezionate’ (ovvero non è stato pubblicato il bando o la lettera di invito). Dal momento che il tasso di perfezionamento delle procedure si aggira attorno al 90%, è possibile ipotizzare che i dati definitivi, sia a livello nazionale che locale, saranno assai meno negativi di quanto appaiano attualmente. Sarà a ogni modo possibile avere il quadro completo sull’andamento del mercato solo nelle prossime settimane”.

Anac: con il Codice dei contratti pubblici un crescendo

Nonostante ciò, nel 2019 è stato segnalato un aumento di oltre 30 mld  (+23%), rispetto all’anno precedente, per un valore totale  per gli appalti pubblici, di quasi 170 miliardi di euro. Nel 2018 il valore massimo era stato invece di 169,9 miliardi di euro. C’è infine da segnalare che, dal 2016, quando è stato introdotto il nuovo Codice dei contratti pubblici, è stata registrata una crescita del valore dei contratti del 69%. Nello specifico, in relazione al volume, ecco che, nel 2016 (102 mld), nel 2017 (132,4), nel 2018 (139,4 ) e, per l’appunto lo scorso anno (169,9).

Max