Pil negativo nel terzo trimestre: la critica della Cgia

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    Il governo c’è la sta mettendo tutta (almeno stando alle indiscrezioni) per accontentare Bruxelles, rivedendo la manovra economica; ma i dati relativi al Pil non sono incoraggianti. Infatti è notizia della settimana scorsa che il Pil ha registrato segnale negativo nel terzo semestre del 2018, stando alle rivelazioni dell’Istat. Non accadeva da quattro anni che il Pil stesse sotto il segno più. Cresce ancor di più il coro degli scontenti, capitanato da Confindustria, poiché la Manovra che il governo sta varando causerebbe danni alle imprese per circa 6 miliardi di euro. Insieme all’associazione degli industriali, si unisce quella degli artigiani e piccoli imprenditori di Mestre (Cgia). “Certo – evidenzia il segretario della Cgia, Renato Mason – con la legge di Bilancio attualmente in discussione alla Camera è stata introdotta la flat tax a favore dei lavoratori autonomi con ricavi inferiori a 65 mila euro all’anno. Nonostante ciò, nel 2019 l’alleggerimento fiscale sarà di soli 331 milioni di euro. Un piccolo passo nella giusta direzione che, comunque, rimane ancora del tutto insufficiente, anche se a regime il risparmio di imposta sarà di 1,3 miliardi di euro”. Dal rilevamento dei singoli capitoli, visionato dagli artigiani di Mestre, sorge che dall’anno prossimo la misura più grave per le industrie sarà l’abrogazione dell’Iri (nuova tassa sui redditi delle società di persone con aliquota al 24 %) che, dopo una serie di rinvii incorsi nel precedente governo, doveva diventare legge nel 2019. La mancata introduzione di questo nuovo provvedimento non permetterà a queste piccole aziende in contabilità ordinaria di alleggerire il cuneo fiscale per un totale di quasi 2 miliardi di euro. Le grandi imprese, invece, avranno un danno di gettito significativo, a seguito del differimento sia della sottrazione delle quote di ammortamento inerenti il valore dell’avviamento (art. 87), sia della sottrazione delle riduzioni del valore dei crediti e altre operazionifinanziarie (art. 85). Se la prima misura peserà nelle tasche degli imprenditori 1,3 miliardi di euro, la seconda, invece, quasi 1,2 miliardi.