Pochi i soldi destinati al Fsn, e la ‘quota 100’ rischia di svuotare le corsie: il 9 novembre sciopero dei medici

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    Appena una settimana fa è risuonato il clamoroso ‘richiamo’ lanciato dall’Anaao Assomed: “Le corsie degli ospedali italiani rischiano un vuoto di circa 25mila medici”. Un fenomeno che sarebbe figlio della riforma della legge Fornero, e l’introduzione della quota 100, che stabilirebbe il pensionamento, con una soglia di 38 anni di contribuzione. Un ‘incentivo’ rivolto anche alla categoria dei medici ospedalieri i quali, uscendo dal servizio non potranno essere sostituiti a breve ed in toto dai giovani. Motivo per cui ll’Anaao Assomed ha lanciato l’appello ad “aprire una stagione di assunzioni. Attualmente – spiega la sigla di settore – superato lo ’scalone’ previdenziale creato dalla Fornero nel 2011, i medici e i dirigenti sanitari abbandonano il lavoro con una età media di 65 anni, grazie anche ai riscatti degli anni di laurea e specializzazione. La riforma determinerà in un solo anno l’acquisizione del diritto al pensionamento di ben 4 scaglioni, diritto che verrà largamente esercitato visto il crescente disagio lavorativo legato alla massiccia riduzione delle dotazioni organiche”.
    Dunque, a conferma che il nostro servizio sanitario non sta godendo di ‘buona salute’, i sindacati dei medici e del resto della dirigenza Ssn (complessivamente rappresentate da: Anaao Assomed, Cimo, Fp Cgil medici e dirigenti Ssn, Fvm Federazione veterinari e medici, Fassid – Aipac-Aupi-Simet-Sinafo-Snr -, Cisl medici, Fesmed, Anpo-Ascoti-Fials medici, Coordinamento nazionale delle aree contrattuali medica veterinaria sanitaria Uil Fpl), hanno deciso di passare ai fatti.
    Così per il prossimo 9 novembre è stato annunciato uno sciopero di 24 ore, per denunciare ”l’insufficienza del finanziamento previsto per il Fondo sanitario nazionale (Fsn) 2019, in relazione alla garanzia dei Lea e agli investimenti nel patrimonio edilizio sanitario e tecnologico; il mancato incremento delle risorse destinate all’assunzione del personale della dirigenza medica, veterinaria e sanitaria nel Ssn; l’esiguità delle risorse assegnate al finanziamento dei contratti di lavoro relativamente ai trienni 2016/2018 e 2019/2021; i ritardi amministrativi nei processi di stabilizzazione del precariato del settore sanitario”.

    Max Tamanti