Premiata Maria Ressa, la sua lotta contro la dittatura

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    Negli ultimi tempi la giornalista filippina Maria Ressa – che parteciperà con un video alla giornata di Repubblica per la libertà di stampa il 25 novembre – ha ottenuto negli Stati Uniti due dei più prestigiosi riconoscimenti internazionali di giornalismo: sono state premiate le sue lotte contro le censure alla stampa nel Paese dov’è cresciuta, vive e lavora da 30 anni. I due premi non sono che gli ultimi ringraziamenti alla carriera di Maria Ressa che continuamente è sospesa ad un filo tra rischi di incarcerazione e minacce di morte. Dopo gli studi in America ed essere ritornata in Asia nelle vesti di reporter che si dedica principalmente di terrorismo,  e dopo aver guidato le redazioni Cnn di Giakarta e Manila, nel 2012 Maria Ressa creò una piccolo ma combattivo esercito di 12 giornalisti che diede alla luce il sito di news Rappler. In poco tempo — raccontando gli abusi della polizia nella battaglia contro la droga che ha provocato in due anni fra i 7 e gli 8mila vittime— la sua creatura è diventata molto fastidiosa per il presidente filippino Rodrigo Duterte, il capo politicotere dal 2016 nel popoloso arcipelago cattolico. Cresciuto in numero di giornalisti e di amplaimento con decine di migliaia di sottoscriventi, Rappler fu quasi oggetto della politica di Duterte: i suoi uomini dopotutto avevano già cercato di far revocare la licenza di trasmissione al canale tv ABS-CBN “colpevole” e costretto a cedere il proprietario del quotidiano “scomodo” Inquirer. Ma i colpi di Rappler all’esecutivo del “presidente-giustiziere” non si limitavano agli abusi delle forze dell’ordine: la squadra denunciò le vicende di sfruttamento dei lavoratori da parte di un potente imprenditore amico stretto del presidente, poi sollevò uno scandalo di corruzione dietro all’acquisto di navi della marina e al licenziamento di un comandante della stessa che non si era lasciato tentare dalle bustarelle. Nessuna novità che da due anni la presidenza, Congresso e Senato stiano cercando con tutte le loro forze di far fuori Rappler e portare Maria in aula di tribunale. “Molti sanno che le accuse contro di noi altrove non avrebbero raggiunto nessuna corte, ma qui succede”, commentò la Ressa qualche mese fa in un’intervista rilasciata ai media, “contesteremo carta dopo carta ogni falsità”.