Presidenziali Brasile, Bolsonaro vince. Ma è ballottaggio con Haddad

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    Quello che in tanti, nel grande paese sudamericano, temevano e che, al contempo, in tanti altri (o tantissimi, stando ai dati eloquenti) auspicavano, è dunque avvenuto. Alle elezioni presidenziali del Brasile, che esce dalla tempestosa lunga parentesi che da Lula ha portato a Dilma fino a Temer, il vero vincitore è Jair Bolsonaro, il candidato della destra estrema contro cui si sono alzati grida e proteste, contestazioni e rifiuti più o meno d’elite, ma che a quanto pare ha fatto breccia nel copioso, corposo e numeroso cuore dei tanti elettori di un Brasile popolare a cui, chissà, alcune eco impetuose del candidato nazionalista possono aver fatto centro più di quelle dei competitor.
    Dunque è così. Jair Bolsonaro ha vinto. Tuttavia, seppur i numeri dalla sua parte sono significativi a dir poco, non ha superato la soglia del 50 per cento dei voti. E dunque dovrà andare allo ‘spareggio’ elettorale: e dovrà competere al ballottaggio con il candidato del Pt, Fernando Haddad, l’altro grande nome che secondo i pronostici era visto come uno dei più accreditati. Su di lui ricadono responsabilità importanti, considerato che si tratta del leader che ha sostituito Lula nella corsa alla presidenza del Brasile.
    Dunque, Bolsonaro sfiderà Haddad. Ma per l’ex capitano dell’Esercito, leader della destra estrema, il risultato seppur non definitivo è un vero e proprio trionfo, dal momento che tocca dei picchi di gradimento e dei numeri di voti che in previsione nessuno era arrivato anche solo a ipotizzare. Infatti, i cittadini brasiliani lo hanno scelto per un totale di preferenze pari al 47, 60 per cento dei voti: vale a dire circa 43 milioni di brasiliani hanno espresso il proprio consenso per Bolsonaro nei 147 iscritti nei registri elettorali. Il suo diretto avversario lo insegue a 20 punti percentuali di distanza (27,97).
    Un attestato di stima che non potrà non pesare in quella che sarà la seconda e definitiva sfida, quella che andrà come risaputo in scena il 28 ottobre. Dovendo fare i conti con un numero di gradimento così alto in favore del proprio concorrente, la strada per il successo sarà particolarmente lastricata di ostacoli per l’ex ministro dell’Educazione nei governi Lula e Rousseff e docente di Scienze Politiche all’università di San Paolo. Il grande peso dei voti che ha adesso in dote Bolsonaro obbliga infatti l’erede di Lula a stringere al più presto nuove alleanze con gli altri candidati: Ciro Gomes, del PDT che ha raccolto 12,50 e Geraldo Ackmin, del PSDB, che è al 4,97.
    Occhio alla astensione, del 22 per cento, specie negli Stati del nord ovest, i più poveri. Grazie alla modernità del voto elettronico i risultati sono arrivati tre ore dopo la chiusura dei seggi. E sono apparsi subito incredibili. Jair Bolsonaro avanti con il 49,02 per cento e a un passo dalla vittoria: la forbice si è poi ridotta con il tempo e l’afflusso dei voti che arrivavano soprattutto dagli Stati del nord est, una vera roccaforte del Pt. Alla fine è arrivato al 47 per cento, con Haddad al 27 per cento. Resta, comunque, una distanza importante.