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‘Prigionieri’ nel paradiso delle Maldive, sposini sudafricani si sono indebitati fino al collo

Ultimo aggiornamento 18:34

Spiagge paradisiache, mare cristallino e pescoso, e la quiete che regna sovrana, in un sottofondo di foglie di palme soffiate dal vento. Chi di noi non ha sognato di poter trascorrere almeno una settimana in queste condizioni?

Quando si dice ‘vacanza alle Maldive’ qualsiasi interlocutore replica infatti con l’istintivo e quasi sospirato “che bello”.

Il viaggio da sogno che fai una volta nella vita

Dunque sono tanti coloro che ogni anno, affrontando anche sacrifici economici, si tolgono questo ‘sfizio’, motivato anche dal fatto che, secondo attenti studi sembrerebbe tra 50 anni quest’incantevole arcipelago sarà completamente ricoperto dal mare. Ora che sia vero o meno, in realtà non è certo l’aspetto specificatamente naturalistico a muovere il desiderio di visitarle. Così, come tante altre dal mondo, una coppia di neo sposini sudafricani, di Città del Capo, non si sono lasciati sfuggire l’occasione, e dopo il fatidico sì, lo scorso 22 marzo sono atterrati alla volta di un dorato resort di Vaavu, roba da 700 euro al giorno ‘cadauno’. Ma si sa, questa cose  – si spera – capitano una volta sola.

Intanto nel mondo scoppiava la pandemia…

Così, per una settimana il 28enne Raul (macellaio), ed Olivia, 27 anni (maestra), hanno potuto assaggiare anche loro la ‘vita da ricchi’. Oltretutto, vista la qualità del viaggio prenotato, l’agenzia turistica che aveva organizzato la loro luna di miele, dava solide garanzie rispetto a qualsiasi problema o contrattempo. Ora, un conto un disastro climatico o, peggio, un attentato, altro una pandemia, eventualità per altro fino ad oggi poco considerata nei cedolini di assicurazione che caratterizzano determinati settori. Così, mentre Raul ed Olivia brindavano davanti ad un tramonto filmico senza avvertire nessuno, le autorità locali hanno chiuso l’aeroporto.

Un paradiso che può trasformarsi in un inferno

Una premessa, le Maldive benché ‘attualmente’ governate da un governo democratico, sono regolate da leggi musulmane e, fino allo scorso anno sono state protagoniste di attentati e violenti scontri interni. Dunque, come spesso capita non tutto oro ciò che luccica, ed è sempre bene informarsi prima di partire perché pii come vedremo, lì non ti aiuta nessuno. E girano le guardie dal manganello facile.

“Il rientro? Privatamente, pagando 100mila dollari”

Ma torniamo ai nostri sposini. I due, giunto il 29 marzo, hanno preparato le valigie per lasciarsi alle spalle questa bellissima vacanza ma, nel frattempo, a loro insaputa, erano terminati gli ultimi voli disponibili. Così Raul ed Olivia si sono prima rivolti al loro consolato il quale (come capita spesso), li ha poi ‘dirottati’ verso l’ambasciata più vicina…con sede nello Sri Lanka. Qui telefonicamente i due vengono infamare che non si può fare niente, se non pagare ‘100mila dollari’ per poter affittare un aereo privato. I due scoprono che nell’arcipelago vi sono altri 40 sudafricani nello loro stesse condizioni, tetano così di rintracciarli sperando di poter dividere tutti insieme le spese di rimpatrio. Ma come dicevamo, in certi posti la ‘collaborazione locale’ non esiste proprio: parlano soltanto i soldi, ed i due non riescono a mettersi in contatto con gli altri.

Finalmente il ricongiungimento con gli altri

Così i giorni passano ed i due continuano ad accumulare debiti pari ai 1.400 euro al giorno di costo del resort. Finalmente, dopo lunghe mediazioni, solo ieri la sede diplomatica è riuscita a radunare in un altro resort di lusso tutti e 40 i sudafricani. Ed ora attendono di sapere la data di rientro, sapendo che una volta a casa dovranno lavorare sodo per liquidare i debiti accumulati fino ad oggi…

Max