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Quirinale: il nulla anche oggi. I voti evidenziano il caos totale che regna all’interno degli schieramenti. Draghi e Casini ‘spaventano’

Quarto giorno ‘d’impasse’ alla Camera dove – quando il quorum era fissato nella maggioranza assoluta del plenum, ovvero 505 voti – i 981 chiamati ad indicare il nuovo Presidente della Repubblica, hanno puntualmente ‘tradito l’attesa degli italiani’, non tanto procrastinando così accordi e strategie, quanto evidenziando un dato a dir poco inquietante: tutti questi giorni non sono serviti a nulla! Basti vedere il numero esagerato di astenuti, ben 441 (con un’abbondare di schede bianche: 261, più 5 nulle, ed altri 20 voti), per capire da subito che qualcosa non sta funzionando come dovrebbe.

Quarto scrutinio: sorprende che dallo spoglio si evince la totale confusione che regna all’interno di ciascun schieramento

‘Sulla carta’ era stato il centrodestra ad annunciare l’astensione, mentre il cosiddetto ‘fronte progressista’ (M5S, Pd e Leu), era invece per la scheda bianca ma, da quanto emerso nello spoglio ha disatteso dai indicazioni.

Intanto, ‘non a sorpresa’, il Presidente uscente, Mattarella, ha addirittura aumentato le preferenze passando dai 125 voti di ieri ai 166 di oggi. Rispetto a ieri, quando era stato nominato Maddalena, è stato invece il pm Nino Di Matteo ha racimolare i voti (appena 56), richiesti dagli ex M5S de l’Alternativa. Quantomeno ‘curioso’ poi, costatare che ripartendo dai 52 voti di ieri, Pier Ferdinando Casini, oggi che gli elettori del centrodestra si sono astenuti, ne abbia rimediati soltanto 3! Tuttavia, ed anche qui era prevedibile, compaiono i nomi di Elisabetta Belloni e di Sabino Cassese, a dimostrazione che anche all’interno dei singoli schieramenti vige grande confusione.

Quarto scrutinio: dei 453 elettori del centrodestra 441 non hanno ritirato la scheda. Vito (Fi): “Sono franco ma non tiratore…”

Numericamente ciò che è saltato agli occhi è che dei 453 chiamati ad esprimersi nel centrodestra (fra senatori, deputati e delegati regionali), a non ritirare la scheda sono stati invece in 441, lasciando così intuire che non tutti condividono la strategia decisa. Come spiega infatti via social Elio Vito, deputato di Forza Italia, “Non mi sono adeguato alla decisione del centrodestra di astenersi e non votare, un modo surrettizio per controllare i parlamentari, nascondere le divisioni interne ma soprattutto una grave mancanza di rispetto istituzionale. Ho partecipato dunque come mio dovere alla votazione”, quindi il parlamentare ha concluso dichiarando di aver votato scheda bianca, ”perché sono franco ma non tiratore…”.

Quarto scrutinio: i fedelissimi di Di Maio si contano votando Mattarella, un segnale interno per Conte?

Come ha poi rivelato un elettore M5s, premesso che a ciascuno è stata data anche l’opportunità “di esprimersi in libertà di coscienza”, tuttavia  “Nell’sms che abbiamo ricevuto c’era solo l’indicazione di lasciare scheda bianca…”. Poi però, manco a dirlo, la folta rappresentanza M5s vicino a Di Maio ha invece indicato Mattarella, dando così un segnale di ‘peso’ all’interno del Movimento stesso, dopo che ‘l’eccessiva diplomazia’ palesata da Conte – anche rispetto a ‘storici nemici’ – sembra non abbia riscosso la stima prevista. Uno zoccolo duro, quello votato al ministro degli Esteri, che annovera al suo interno anche diversi senatori, e questo già domani potrebbe fare la differenza.

Quarto scrutinio: il ‘problema’ è cercare di eludere la gettonata coppia Draghi-Casini, ma nessuno ha il coraggio di ‘fare politica’

Intendiamoci, in realtà di accordi ve ne sono, ed anche ‘eclatanti’. Il problema alla base o meglio, la ‘preoccupazione’ che paralizza gran parte degli antagonisti del centrodestra è però uno soltanto: fare di tutto pur di non andare alla elezioni. Dicevamo di proposte alternative alla politica, con la scelta di candidati di alto profilo istituzionale, come Sabino Cassese ed Elisabetta Belloni, cercando di aggirare il binomio in realtà molto più ‘logico e funzionale’, composto da Pier Ferdinando Casini e Mario Draghi. Qui il problema è dettato dalla ‘collocazione’: Draghi Presidente e Casini premier, o viceversa? E quali sarebbero i pro ed i contro’? Beh, sicuramente, l’attuale premier al Colle, significherebbe l’ok di Berlusconi il quale, andrebbe poi ad incassare ‘almeno’ la nomina di Senatore a vita. Diversamente, Casini Presidente e Draghi saldo al suo posto, comporterebbe quantomeno un sostanzioso ‘rimpasto’ decisamente a vantaggio della destra. Cosa che con l’imminente arrivo dei fondi del Recovery, il ‘fronte progressista’ mai vi rinuncerebbe. Infine, della serie ‘prima sistemiamo le cose e poi ce lo giochiamo’, non è da escludere – compiendo un’eclatante forzatura’ – la possibilità in extremis di un Mattarella bis. Insomma per dirla tutta, sono tutti disposti a rimescolare le carte piuttosto che far politica…

Quarto scrutinio: domani mattina alle 11 la quinta votazione, ‘forse’ decisiva. Ma non ci scommetteremmo davvero…

Così dopo aver ‘bruciato’ anche il quarto scrutinio (con i costi che tali operazioni comportano), per non aver ancora combinato niente, si guarda all’appuntamento di domani – il quinto – sperando possa essere finalmente quello decisivo, anche se non ci scommettiamo più di tanto. Come ha comunicato il presidente della Camera Fico, la votazione avrà luogo alle ore 11. Dunque nessuna doppia votazione, come era stato invece invocato da più parti.

Max