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Recovery Fund – 145,2 mld al Sud e 64,3 al Nord: il Movimento Equità Territoriale, domani a Roma

Ultimo aggiornamento 19:57

Come più volte annunciato, grazie a quanto ci arriverà dal Recovery, il Paese potrebbe seriamente ‘resettare’ definitivamente antichi vizi e modalità, per poter finalmente guardare ad un futuro, si spera, meno rovinoso. Tuto questo sarà però possibile, avverte il ‘Movimento 24 agosto, Equità Territoriale’, se la gestione delle risorse andrà capillarmente a sovrapporsi laddove ve ne è realmente maggior bisogno.

Nello specifico, il Movimento per l’Equità Territoriale ha indetto per domani una manifestazione in Piazza Montecitorio dalle 14, alla quale seguirà poi una conferenza stampa.

Per l’occasione il Movimento ha reso noto un comunicato dove si legge:

145,2 dei 209 miliardi del Recovery Fund, considerando i criteri per la distribuzione delle risorse dettati dall’UE e quelli della interdipendenza economica Nord-Sud. Sono i conteggi fatti dalla Commissione economica del Movimento per l’Equità territoriale. In caso contrario, a Sud e Isole, di fatto, non solo non andrebbe il 40 per cento dei fondi annunciato dalla ministra ai Trasporti De Micheli, ma nemmeno il 34 minimo che spetta per legge, in proporzione alla popolazione.

La Comunità europea ha messo a disposizione quasi 809 miliardi di Euro per fronteggiare la grave crisi economica indotta dall’epidemia covid, assegnando all’Italia la fetta più consistente, 209 miliardi, perché ha tenuto conto di tre fattori: la popolazione residente, il reddito pro-capite e il tasso di disoccupazione medio degli ultimi 5 anni.

Gli ultimi due (reddito poco più della metà che al Nord e disoccupazione tripla) favoriscono il Mezzogiorno a cui, nonostante il 34% della popolazione e il 40% del territorio, lo Stato destina appena il 26% della spesa pubblica e sottrae 61 miliardi di Euro l’anno, come certificato dall’ente di Stato Conti Pubblici Territoriali.

Calcolando la quota spettante al Sud e Isole, con i tre criteri stabiliti dall’Ue, al Centro Nord spettano 63,7 miliardi, al Sud e Isole 145,2, ovvero il 70% del totale. Però, mentre un euro investito al Nord produce un beneficio di appena il 5% verso Sud e Isole, un euro investito al Sud ne genera uno di 40,9% verso il Centro-Nord. È l’effetto di “interdipendenza economica”. Quindi, la ricchezza nazionale cresce se a crescere è il Sud: negli anni in cui l’economia italiana correva su due gambe, Nord e Sud, quelli del dopoguerra e in cui i governi investivano un po’ di più al Sud, con la Cassa per il Mezzogiorno, sono stati quelli record per la nostra economia. Secondo una tabella ufficiosa che si fa risalire alla ministra De Micheli, invece, al Centro-Nord andrebbero 125,4 miliardi, al Sud e Isole solo 83,6: il 40% del totale a fronte del 70% dovuto in base ai criteri europei.

Di più, tenendo conto dell’effetto interdipendenza, con la ripartizione penalizzante della De Micheli, al Nord in definitiva andrebbero oltre 153 miliardi di Euro, al Sud solo 55,6, ovvero il solito 26% per una popolazione del 34%.

Alle risorse della Unione Europea, l’Italia dovrebbe però aggiungere fondi nazionali per recuperare il gap di risorse finora sottratte al Sud e alle Isole, per ridurre il divario economico e di infrastrutture del Mezzogiorno con il resto del Paese e realizzare l’equità territoriale. Tutti gli investimenti a Sud dello Stato italiano (e delle società di proprietà statale), quindi, dovranno tenere conto, d’ora in poi, anche della variabile “effetto interdipendenza” (quel 40 per cento che da Sud torna a Nord), se davvero si vuol “rimuovere”, come scritto nella Costituzione, la distanza scavata da anni di iniquità fra due aree dello stesso Paese”.

Max