RENZI FRA DUE FUOCHI IDEOLOGICI: L’ARTICOLO 18 DEL PD E Il MITO DEL RIGORE DI ANGELA MERKEL di Giovanni Miele

    RENZI.jpgTutto secondo copione nel film del Jobs Act. Un film ad episodi, girato in contemporanea su due set diversi: quello di Roma, nell’aula del Senato della Repubblica e quello di Milano per il vertice dell’Unione Europea sul lavoro. Sotto i riflettori sempre lui, il Presidente del Consiglio Matteo Renzi, ma gli attori e le storie sono molto diverse fra loro. A Roma Renzi recita la parte del rottamatore baldanzoso e un pò arrogante, che zittisce sindacati e sinistra PD sull’abolizione dell’articolo 18, sfida scioperi e manifestazioni di piazza, per affermare il principio che le tutele devono valere per tutti: lavoratori a tempo indeterminato e precari, giovani disoccupati e disoccupati anziani.

    Una posizione che gli ha fatto conquistare le simpatie di moderati, imprenditori ed elettori di Forza Italia, salvo poi scoprire che, nella sostanza, tutto viene rinviato a ciò che il Governo inserirà successivamente nei decreti delegati, che verranno emanati sulla base della legge delega approvata dal Parlamento. Restano invece, anche se con distinguo e differenze fra le varie correnti, le critiche e gli attacchi mossi dall’interno del suo partito, travolto, tanto al vertice che alla base, da una grave crisi di identità. L’accusa, espressa senza mezzi termini da Fassina, è quella di aver adottato misure sul lavoro proprie della destra e perció inaccettabili, tanto che non si escludono conseguenze estreme, compresa la scissione di quel venticinque per cento, che Bersani rivendica come pacchetto azionario della vecchia Ditta. Ma se a Roma Renzi deve destreggiarsi fra le richieste della sinistra del PD e quelle del Nuovo Centrodestra, a Milano la scena è molto diversa. In questo caso Renzi deve navigare a vista fra la linea del rigore di Angela Merkel e dei suoi seguaci nordeuropei da una parte, e la presa di posizione di Francois Hollande, che ha dichiarato, senza mezzi termini, di voler superare , e non di poco , il tre per cento del rapporto deficit Pil, per rilanciare l’economia e l’occupazione nel suo Paese. Sul set milanese Renzi ha messo da parte i toni rodomonteschi, ma non ha rinunciato a rimarcare come la stessa Germania, quando le è stato necessario , ha tranquillamente superato i limiti imposti dall’Europa ai bilanci nazionali. “Rispetteremo i limiti -ha detto- e faremo le riforme, ma se non si cambia, si muore”. Un messaggio forte, rivolto a tutti, all’interno del suo partito e del suo Paese, ma anche e soprattutto all’esterno, ai partner europei ed in particolare alla Germania. Parole di responsabilità e di attesa, che non si sa se cadranno nel vuoto, ma che certamente mettono tutti di fronte alle proprie responsabilità, perchè dalle scelte che verranno compiute nelle prossime settimane, dipenderà la possibilità di ripresa e di crescita dell’Italia e dell’Europa o, al contrario, la prospettiva, come avverte il Fondo Monetario Internazionale, di un rapido declino. Il finale del film è ancora da girare.