Renzi vince sull’art. 18 ma nel Pd e’ crisi d’identita’ – di Giovanni Miele

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    Tutto si e svolto nel pieno rispetto del rito antico , delle regole e del cerimoniale del vecchio partito di massa. La direzione del Partito Democratico ha votato: 130 a favore, 20 contrari, 11 astenuti sul Jobs Act, la riforma del lavoro proposta dal Segretario e Presidente del consiglio Matteo Renzi. La forma é salva . Ognuno ha fatto la sua parte. I renziani a favore del cambiamento, i bersaniani contro l’abolizione dell’articolo 18 e una parte, ragionevole o opportunista che dir si voglia, della sinistra PD si é astenuta. La forma è salva e per ora anche la sostanza della riforma, ma il partito vacilla, barcolla, sbanda. Non il partito del Nazareno, ma quello delle feste dell’unità, degli stand gastronomici, dei circoli Arci, delle bocciofile e dei centri anziani, dei patronati e delle case del lavoro, per non parlare della CGIL. Quel partito, fatto di donne e uomini, che già avevano dovuto sostituire il concetto marxiano di lotta di classe con quello democratico e cristiano di solidarietà, avverte ora la drammatica sensazione di una perdita progressiva della propria identità. Sente che d’ora in avanti potrà definirsi al massimo partito del lavoro, ma non dei lavoratori. E quando torneranno nei loro circoli cosa diranno a quegli uomini in marcia e a quelle donne con i bambini in braccio, che dal quadro di Pellizza da Volpedo li interrogheranno muti e perplessi? Potranno dire che comunque con Renzi si vince e che per vincere qualche volta occorre anche travestirsi da democristiani o addirittura da berlusconiani, perchè così si superano gli steccati della sinistra e si conquista il voto dei moderati. I più acculturati potranno parlare anche di teoria e prassi, di tattica e strategia, sempre in vista della vittoria finale del mondo del lavoro. Potranno dirlo, ma non ci crederanno e la crisi d’identità sarà ancora più profonda quando vedranno il nemico di sempre, Silvio Berlusconi, incitare i suoi parlamentari a votare con convinzione quell’abolizione dell’articolo 18, che lui per primo aveva voluto, che i “comunisti”, scesi in piazza a milioni, gli avevano bloccato e che ora Matteo Renzi riesce finalmente ad imporre a tutti. In questo clima Renzi vince a Largo del Nazareno, ma i suoi avversari interni si preparano adare battaglia sul terreno a loro più favorevole: quello dei circoli PD e delle sezioninex PCI. Ancora non é chiaro se siano stati avviati i preparativi per una scissione, anche perchè, in genere gli scissionisti non hanno buona fortuna , ma ormai la vecchia guardia del PD non ha più speranza di rivincita dall’interno. Il voto ha dimostrato che la sinistra PD è spaccata , anche perchè molti giovani deputati pensano al loro futuro politico e alla  loro ricandidatura che, comunque, resta nelle mani del segretario Matteo Renzi.  E le elezioni anticipate, si sa, sono sempre dietro l’angolo e se verrà approvato l’Italicum in tempi brevi, lo saranno ancora  di più.  Dunque il boccino torna ancora una volta nelle mani di Silvio Berlusconi e non c’é dubbio che, concluso il semestre di presidenza italiana dell’UE, approvata  la legge di stabilità e avviate le riforme costituzionali, ci saranno tutte le condizioni per eleggere il nuovo Capo dello Stato e poi andare al voto per rinnovare fino in fondo la classe politica del Paese e la stessa identità dei partiti. Sicuramente Renzi farà concorrenza a Berlusconi nella rappresentanza dei moderati, mentre Dalema, Bersani, Fassina, Vendola, Bindi ecc. ecc potranno continuare ad innalzare la bandiera dell’articolo 18, tutti insieme, con un loro partito autentico erede della veacchia ditta.