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Roma, con Casamonica e Diabolik garantì pax mafiosa ad Ostia: arrestato avvocato

Un avvocato romano è agli arresti domiciliari con l’accusa di aver fatto da garante insieme a Salvatore Casamonica e Fabrizio Piscitelli detto Diabolik, capo ultrà ucciso il 7 agosto 2019 al Parco degli Acquedotti, per evitare una guerra di mafia tra Clan a Ostia.
I due, in concorso tra loro insieme a Fabrizio Piscitelli hanno contribuito concretamente al perfezionamento di un accordo finalizzato a stabilire la pace fra clan Spada e un altro gruppo criminale di Ostia capeggiato da Marco Esposito, detto “Barboncino”, contribuendo a preservare l’operatività degli Spada. Le indagini, coordinate dalla Dda di Roma sono state condotte dalla Guardia di Finanza. Casamonica, in carcere al 41 bis, e l’avvocato sono indagati per concorso esterno in associazione mafiosa.

In un ristorante di Grottaferrata le trattative tra Casamonica, Diabolik e l’avvocato

 

Monitorando sul territorio l’evolversi di diverse trattative criminali, i Finanzieri e i loro undercover hanno intercettato, in presa diretta, Salvatore Casamonica e “Diabolik” mentre concordavano la pax mafiosa tra il clan Spada e il sodalizio lidense facendo capo a Esposito.

Per siglare e mantenere l’accordo, i due “garanti” (“…io e te ci stiamo mettendo in mezzo per fare da garanti eh!…”) avevano però bisogno del supporto di un professionista quale trait d’union con libertà di movimento, credibile agli occhi degli altri criminali e con possibilità di accesso alle aule di Tribunale e agli istituti carcerari.

Il 13 dicembre 2017, il legale è andato in un ristorante a Grottaferrata dove, di lì a poco, sarebbe iniziata la riunione illecita, suscitando lo stupore di uno dei presenti (“…Ho paura di tutti questi delinquenti che stanno a questo tavolino… l’avvocato, mamma mia che coraggio che ha! Mamma mia… in mezzo a tutti questi scatenati…”).

Ma “…la presenza dell’avvocato… non era affatto casuale”, tant’è che Casamonica e “Diabolik” hanno iniziato a parlare della necessità di avviare il processo di pacificazione fra le due fazioni egemoni nel territorio di Ostia solo quando il professionista è arrivato al ristorante.

Con vertici del Clan Spada in carcere “Barboncino” tenta di riprendersi Ostia

La pace da imporre sul litorale si inseriva in un momento storico particolarmente complesso per il clan Spada, dovuto allo stato di detenzione dei propri vertici Ottavio Spada detto “Marco” e Roberto Spada (per il fermo conseguente all’aggressione del giornalista della Rai Daniele Piervincenzi), alle limitazioni cui era soggetto il capo indiscusso della consorteria, Carmine Spada detto “Romoletto” (sottoposto all’obbligo di dimora e vittima di due tentati omicidi nel novembre del 2016) e al fatto che i capi e numerosi sodali del clan Fasciani, federati agli Spada, erano detenuti da anni.

Spari in strada e gambizzazioni

In virtù del momento di difficoltà del clan Spada, l’organizzazione riconducibile al “Barboncino” aveva intenzione di “riprendersi” Ostia con atti di forza e di alto impatto sulla cittadinanza.

In tre giorni tre distinti atti intimidatori nei confronti di soggetti organici o contigui agli Spada:

– il 23 novembre 2017 sono stati gambizzati Alessandro Bruno e Alessio Ferreri (quest’ultimo fratello di Fabrizio, cognato del detenuto Ottavio Spada);

– due giorni dopo, il 25 novembre 2017, sono stati esplosi colpi di arma da fuoco contro la vetrina del bar “Music” a Piazza Gasparri a Ostia, nella disponibilità di Roberto Spada;

– lo stesso 25 novembre altri colpi d’arma da fuoco sono stati esplosi in via Forni verso la porta di casa di Silvano Spada (nipote del boss Carmine detto “Romoletto” e di Roberto Spada, nonché organico all’omonimo clan).

Come evidenzia il Gip, “una guerra non sarebbe convenuta a nessuna delle due organizzazioni”.

Da Casamonica e Piscitelli una lettera a Ottavio Spada per scongiurare una guerra di mafia

Gli atti intimidatori avevano turbato Ottavio Spada detto Marco, tanto che Casamonica e Piscitelli, per scongiurare quella che il Giudice definisce “una vera e propria guerra di mafia”, hanno deciso di dettare all’avvocato una lettera che avrebbe dovuto consegnare, qualche giorno dopo, allo stesso Ottavio, ristretto in carcere. In effetti, da lì a poco, cessavano le ostilità sul litorale.

Nel mondo criminale romano questa vicenda aveva una tale eco da diventare tema di discussione per mesi: se ne trovano tracce anche tra le righe dell’ordinanza di custodia cautelare relativa all’operazione “Maverik”, che il legale ha letto con preoccupazione ad un suo conoscente. In quelle pagine spiccano ai suoi occhi alcune frasi di Fabio Di Francesco che, parlando di “Barboncino”, raccontava come solo l’intervento pacificatore di Piscitelli avesse potuto mettere fine ad una faida destinata, altrimenti, a mietere molte vittime: “Romoletto (Carmine Spada) gliel’hanno apparato Diabolik e Fabietti. Perché (Marco Esposito) se stava a cacà in mano”.

La lettura delle intercettazioni ha messo in agitazione il professionista: “mo riarresteranno pure il mio povero Diabolik!” e, consapevole del proprio ruolo in quelle vicende, chiedeva “secondo te mi arrestano? Sicuramente mi indagano”.