Home CRONACA CRONACA ITALIANA Roma, in meno di 20 giorni bruciati 330 milioni dei 400 donati...

Roma, in meno di 20 giorni bruciati 330 milioni dei 400 donati dallo Stato ad ArcelorMittal. Oggi incontro di USB al MISE

Una delegazione dell'Unione Sindacale di Base è stata ricevuta dal Mise nella giornata di oggi per chiedere al governo da che parte stare

L’intervento dello Stato serve addirittura a peggiorare le condizioni di lavoro e non a migliorarle. Questo è uno dei temi per cui noi di USB abbiamo deciso di unificare e di mettere insieme queste lotte. Non solo per solidarietà, ma per creare una coscienza di come questo paese, se non rimette al centro il tema del lavoro, non andrà da nessuna parte” – Francesco Staccioli, Rappresentante USB

Una delegazione dell’Unione Sindacale di Base è stata ricevuta dal Mise nella giornata di oggi per chiedere al governo da che parte stare rispetto ad una questione molto delicata. Sono stati donati  400 milioni ad ArcelorMittal Italia dallo Stato per pagare i debiti che l’azienda ha contratto con lo Stato stesso. Dei 400 milioni di euro ne sono stati però già utilizzati 330. Ad annunciarlo è stato Arturo Ferrucci, delfino di Lucia Morselli, attuale amministratore delegato di Acciaierie d’Italia S.p.A., nota fino a poco fa con il nome di ArcelorMittal S.p.A. La situazione all’interno della fabbrica non sembra essere migliorata, anzi forse a detta dei lavoratori è anche peggiorata successivamente l’aiuto dello Stato.

Bisogna partire dall’esigenza delle persone, del territorio, dei lavoratori, e non dalle esigenze della multinazionale a cui si sono dati 400 milioni e nel giro di 20 giorni si sono bruciati i soldi. Un incontro includente, in cui non si è detto praticamente nulla.” – Francesco Rizzo, Rappresentante USB Taranto

Queste sono le parole di Francesco Rizzo, rappresentante USB Taranto. Incontro risultato deludente e inconcludente.
È necessario un cambio di rotta per l’azienda dal punto di vista della sicurezza, dell’ambiente e del clima all’interno della fabbrica. I dipendenti, nel frattempo, lamentano un costante scegliere tra salute e lavoro, un ricatto che va di pari passo con la drastica situazione occupazionale, ambientale e in termini di sicurezza all’interno della fabbrica.

È emerso quanto sia critica la situazione dello stabilimento a livello impiantistico, non avendo ricevuto né una manutenzione ordinaria né una straordinaria. Inoltre si è creato un sistema di terrore e sottomissione dei dipendenti. È chiaro che bisogna porre uno stop a questa situazione perché si rischia di arrivare a situazioni che possono mettere in serio pericolo la sicurezza e la salute dei lavoratori. […] L’unica soluzione è quello di avviare un accordo di programma in cui si inserisca una piattaforma che miri a mettere a garanzia tutti i lavoratori.” – Alessandro D’Amone, esecutivo USB Taranto