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Salvini ‘pensa al governo’, ma tra i leghisti storici della ‘base’ sale il malcontento ed invocano il congresso

Come abbiamo già avuto modo di scrivere, meraviglia il fatto che, incontrando stamane la stampa nella sede della Lega, Matteo Salvini abbia preferito parlare del successo del centrodestra (legittimo per carità), glissando invece sulla clamorosa debacle rimediata dal suo schieramento, finito addirittura sotto il 10%.

Salvini: “Oggi commentiamo un dato che evidentemente non mi soddisfa, ma avremo circa 100 eletti”

Appena un timido ‘accenno’, tipo: “Oggi commentiamo un dato che evidentemente non mi soddisfa, è chiaro che stare all’opposizione ha fruttato e Giorgia Meloni l’ha fatto bene” e, subito dopo, dopo un mestoGuardiamo avanti”, il leader del Carroccio ha aspettato questa sera per tornarci su, affermando cheAvremo circa 100 eletti“.

Salvini pensa al governo “di cui sarò protagonista in prima persona”, i suoi pensano invece a un congresso

Dunque, a ‘consolare’ il ‘Capitano’, il fatto che, comunque, ora c’è un governo “di cui sarò protagonista in prima persona”.

In realtà nella Lega prevalgono rabbia e sconforto: quel 10% non raggiunto brucia e, riferiscono fonti interne, le chat del partito sono ‘silenziate’. Dal canto loro, gli ex leghisti come l’ex ministro della Giustizia, Roberto Castelli, non riesce a nascondere la sua amarezza: “Aspettiamo di vedere i dati dei territori, del nord, ma di certo ora serve il congresso, un confronto nella sede appropriata”. Un’affermazione che la dice lunga su quanto Salvini dovrà affrontare di qui a poco.

Salvini conferma: “Ho convocato il consiglio federale, poi i congressi in tutte le 1400 sedi, e nel 2023 i congressi provinciali e regionali”

Un appuntamento che il segretario non può certo ‘sottovalutare’: “Ho convocato il consiglio federale“, e poi conferma che “Entro la fine dell’anno faremo i congressi in tutte le 1400 sedi. Poi faremo l’anno prossimo i congressi provinciali e regionali“. Un tema, come detto, in realtà già sollevato  dai militanti dei territoriali, già dagli esiti dei primi sondaggi, ‘sentori’ del fatto che le cose non stavano andando come si pensava.

L’eurodeputato veneto: “Di fronte a una disfatta così un segretario responsabile si sarebbe già dimesso”

Come torna a ribadire l’eurodeputato veneto, Toni Da Re, da sempre attento critico del far politica di Salvini, “Premesso che Salvini ha corso in lungo e largo, gli va dato merito, ma il risultato è attribuibile a lui e al suo entourage, al cerchio magico di cui si è circondato, perché se ci fosse stata una segreteria politica vera, non saremmo arrivati a questo punto“. Dunque, denuncia, “dove Fdi prende il doppio dei nostri voti qui è proprio una disfatta, e di fronte a una disfatta così un segretario responsabile si sarebbe già dimesso, o avrebbe fatto come Letta che ha detto che non si ricandiderà“.

L’eurodeputato veneto: “E’ un voto contro Salvini, non certo contro la Lega, in tanti mi dicono che se salta Salvini si torna a votare per noi”

Non a caso, rispetto al ko subito dalla Lega proprio al Nord, Da Re non ha dubbi: “E’ un voto contro Salvini, non certo contro la Lega, in tanti mi dicono che se salta Salvini si torna a votare per noi“. Ed ancora: “Siamo in tanti, si stanno raccogliendo le firme per il congresso“.

Max

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Max Tamanti