SANITA’, LAVORO E TAGLI AI MINISTERI : I FRONTI APERTI PER MATTEO RENZI

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     Confronto si’, ma poi devono arrivare i risultati. Una regola che Matteo Renzi ha dato alla propria squadra di governo e che diventa tanto piu’ importante se sul piatto c’e’ la spending review. Da essa, infatti, dipendono gran parte delle risorse su cui costruire la prossima legge di stabilita’ (da approvare in consiglio dei ministri entro il 15 ottobre). Il governo intende fissare a 20 milioni il totale della finanziaria, dividendoli tra i circa 17 derivanti dai risparmi nei singoli ministeri e i tre che il governo conta di rastrellare con la lotta all’evasione fiscale. I primi andranno trovati quindi nelle pieghe dei risparmi dei dicasteri ed e’ per questo che ieri il premier ha annunciato ai ministri che si attende di avere a stretto giro le diverse proposte di tagli. Tagli che riguarderanno tutti, nessuno escluso, per quanto riguarda gli sprechi. Infatti, se e’ vero che nella legge di stabilita’ si intendono mettere in campo anche investimenti (quindi alla fine il saldo di alcuni ministeri potrebbe essere zero, sommando tagli e investimenti) e’ anche vero che gli sprechi andranno combattutti ovunque. Anche nel ministero della Salute. Dopo la levata di scudi delle regioni, infatti, palazzo Chigi spiega che nessuno vuole tagliare la sanita’, ma nessuno vuole gli sprechi. Un esempio che viene fatto da fonti parlamentari e’ quello degli acquisti: non e’ piu’ possibile che lo stesso lotto di materiale costi in una regione una cifra e in un’altra il doppio. Un riordino che, sottolineano le stesse fonti, si attende da tempo e che e’ ormai tempo di attuare senza dilazioni. L’obiettivo quindi e’ quello di avere gli stessi servizi offerti oggi dalla sanita’ pubblica, senza oneri o disagi per i cittadini, ma con costi piu’ sostenibili. E mentre il premier aspetta di sentire il rumore del fax a preannunciargli l’arrivo delle liste di tagli dai ministeri, non smette di seguire l’evolversi del caso Emilia Romagna. L’orientamento e’ di andare avanti con le primarie, gia’ incardinate con la presentazione delle firme. Ovviamente si attende di ascoltare la base, gia’ nei prossimi giorni sara’ convocata la direzione regionale del partito, a cui potrebbe presenziare il vicesegretario Lorenzo Guerini. Da Roma, infatti, dopo aver riunito i parlamentari emiliani e dopo aver contattato nuovamente i candidati, largo del Nazareno intende sentire gli umori del territorio, ma con una stella polare ben precisa: i fatti addebitati sono una inezia, molto e’ gia’ stato chiarito, si va avanti sulla strada gia’ intrapresa. Dunque, in mancanza di sorprese, le primarie potrebbero svolgersi come previsto, con i due candidati gia’ in campo e cioe’ Stefano Bonaccini e Roberto Balzani. Al momento i nomi di peso di cui si e’ parlato nei giorni scorsi vengono smentiti: nessuna ipotesi B sarebbe all’orizzonte. L’ipotesi di Giuliano Poletti infatti, seppure di peso, aprirebbe un problema nel governo: con Federica Mogherini sarebbero infatti due i ministri da sostituire e si aprirebbe il valzer del rimpasto. Anche l’ipotesi di Graziano Delrio non e’ ben vista, perche’ lascerebbe libera una casella di peso nell’esecutivo. E come se tutto cio’ non bastasse, oggi sono arrivate le bordate di Pierluigi Bersani a rendere piu’ incandescente il fronte interno, alla prova del rinnovo della direzione. Se Renzi dall’ultima assembela del partito ha piu’ volte parlato di ’gestione unitaria’, l’ex segretario oggi ha messo in chiaro che non si puo’ utilizzare quella formula, “se non c’e’ prima una discussione su cosa e’ il partito in questo momento. Una gestione unitaria si puo’ cominciare solo se c’e’ una riflessione comune sul tema partito, cioe’ su come si organizza nel momento in cui e’ al governo”, ha aggiunto Bersani che ha parlato della necessita’ di predisporre un documento da presentare ai territori, su cui ragionare. Un documento che deve essere redatto dal presidente del consiglio stesso. Non si tratta, ha poi spiegato Bersani, di una richiesta di lasciare  la segreteria: “Non l’ho mai chiesto”, ha precisato, “ma io”, la posto di Renzi, “non ci avrei pensato piu’ di un nanosecondo a farlo”.