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Sanremo 2020, spunta l’ipotesi Mogol

E’ entrato di diritto nella storia della musica italiana, soprattutto grazie al fortunato ed irripetibile sodalizio artistico con Lucio Battisti.
Grazie infatti alle ‘miracolose’ melodie ispirategli dal musicista-genio di Poggio Bustone, Mogol (al secolo Giulio Rapetti), è riuscito a dare il meglio di se attraverso ‘liriche’ altrettanto magiche e suggestive, trasformando una – inizialmente ‘sperimentale’ – collaborazione in un marchio di fabbrica tanto per intenderci, e con le dovute proporzioni, rodato come quello ben più leggendario ‘Lennon-McCartney’.
E’ vero che anche ‘camminando con le sue gambe’ poi Mogol ha continuato a firmare per tutti (da Cocciante a Zero, da Patty Pravo a Celentano, ecc), riscuotendo comunque grande successo ma, che piaccia o meno, senza la ‘svolta’ battistiana degli inizi difficilmente la sua carriera avrebbe avuto eguali fortune.
Tutto ciò non per sminuire o delegittimare – ripetiamo – la grandezza di questo altrettanto geniale autore, quanto per evidenziare che, in quanto tali, determinate magie sono e rimarranno sempre rare ed occasionali.

‘Mahmood? Bravino ma il testo…’

Ad ogni modo, come detto, Mogol negli anni ha continuato a scrivere successi e, ‘convinto’ che il talento possa essere ‘inquadrato ed indirizzato all’occorenza’, nel 1992 ha deciso di fondare il Centro Europeo di Toscolano (CET), nell’area ternana, dove organizza corsi e laboratori aperti a giovani artisti (ovviamente a pagamento, perché la causa economica ha sempre accompagnato quella ecologica, più volte da lui rimarcata), che qui possono apprendere i ‘segreti’ (?) della scrittura, dell’interpretazione, della tecnica vocale, e della presenza scenica.
Quindi, sempre sull’onda della sua fortunata produzione (in qualche modo però sempre riferita all’esperienza ‘battistiana’), nel corso degli anni il Rapetti ha ricevuto diversi premi e cariche onorifiche, giurie specializzate, citazioni in libri autorevoli e, non ultimo, è anche divenuto presidente della Siae.

Mogol è stato sempre interpellato dal critico musicale di turno in merito ad ogni novità inerente la musica italiana. Come ripeteva De Andrè in una sua bellissima ed allusoria canzone relativa al potere, “…giudice in terra del bene e del male…”, e in un certo senso Mogol non si è mai risparmiato, onorando senza veli il suo pensiero nei confronti del nuovo autore di turno.
Basti pensare che, all’indomani della vittoria sanremese di Mahmood, non senza malizia, il giornalista di turno ha colto subito l’occasione per ‘creare il caso’, chiedendo l’autorevole parere di Mogol sul testo di ‘Soldi’.
“La canzone è carina, e lui mi sembra un ragazzo umile, forse il testo si potrebbe migliorare, per questo gli ho offerto una borsa di studio al CET, la mia Scuola Autori”, ha affermato serafico l’autore della splendida ‘Emozioni‘.
A questo punto in molti vi starete domandando: si vabbe ma tutto ciò per dire? Ecco il perché.

Sanremo 2020 con Amadeus-Mogol?

In merito alla prossima edizione del Festival di Sanremo, la numero 70, la Rai intende puntare sullo storico e prezioso anniversario, costruendo intorno a questo prestigioso evento un vero e proprio show, dunque non solo propositivo – in fatto di canzoni – ma anche ‘celebrativo‘, termine quest’ultimo che in Italia non sappiamo perché, ma fa rima con amarcord.
Ora la situazione è che, esauritasi la ‘restaurazione’ Baglionosa’, in Viale Mazzini sarebbero decisi a puntare sul ‘cocco di casa’, Amadeus; una scelta vantaggiosa economicamente e che, allo stesso tempo, consentirebbe alla rete ammiraglia di poter esercitare un controllo diretto sulla manifestazione che, come dicevamo, nel 2020 debutta ‘già carica’ in quanto celebrativa. Oltretutto – e qui ecco perché eventualmente Mogol – Amadeus ed i suoi autori sarebbero poi in grado di garantire qualitativamente anche la direzione artistica, ruolo nelle ultime edizioni incarnato dallo stesso conduttore-organizzatore?
Di qui l’ipotesi di affidare a Mogol la direzione artistica dell’edizione numero 70. Il Rapetti vanta amicizie storiche ed illustri nel panorama musicale tricolore, e difficilmente riceverebbe dei no nel momento in cui andrebbe ad invitare artisti famosi per ‘celebrare’ il Festival. Qualcuno potrebbe lamentarsi temendo un’involuzione di tendenza, di veder sfilare sul palco dell’Ariston un cast composto da ‘cariatidi’ così come, per i giovani (visto che con lui alla direzione Mahmood non sarebbe stato mai selezionato, finendo così al Cet, o nel cestino), che perseguirebbero sicuramente stilemi più ‘mogoliani‘ che di tendenza.

Sanremo 2020, il dubbio: celebrare o innovare?

Insomma un bel dilemma. Celebrazione in grande stile con gli ‘storici’ artisti e giovani ‘in linea’ o, l’eccesso inverso, con serate di giovani e ‘nuove tendenze’ (e sarebbe la fine del Festival), con in un mezzo una specifica ‘serata celebrativa con passerella‘?
Noi siamo convinti che l’equilibrio, come è giusto che sia, è nel mezzo: onoriamo i grandi artisti che hanno contribuito alla longevità del Festival, ma assicuriamoci anche degni eredi tra i giovani, con i loro suoni ‘nuovi’.
Attenzione però a due ‘minacce’ sempre presenti: non offuscare mai la memoria storica e, di contro, non dare per scontato che tutto ciò che è nuovo sia comunque bello od interessante. Va infatti sottolineato che, specie nel mondo cosiddetto ‘indi’ (indipendenti), molti artisti pagano per realizzare le loro cose. Dunque i più tra di loro non vengono scelti per talento e qualità. Ecco, occhio: c’è tanta, ma tanta ‘mondezza musicale‘ in giro… e le sfumature (spesso celate ‘tra le righe’) possono coglierle solo fini musicisti…
Max