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Scadenze fiscali all’orizzonte: le imprese rischiano di finire fra le braccia degli usurai avverte la Cgia

Ultimo aggiornamento 14:39

Come se di loro la crisi economica e la mancanza di liquidità non bastassero a non far dormire la notte imprenditori e commercianti, anche le ‘maledette’ scadenze fiscali fanno la loro parte, spesso inducendo chi ne è oppresso a ‘soluzioni’ drammatiche.

Ma non solo, nella maggior parte dei casi, tasse e gabelle ”spesso sono l’’innesco’ che attiva molte aziende a corto di liquidità a ‘contattare o ad essere ‘contattate’ dalle organizzazioni criminali, che da sempre possono contare su importanti disponibilità di denaro proveniente da attività illegali”, avverte la Cgia di Mestre, che propri oggi  che oggi ha reso noto – e lanciato l’allarme – un dossier sulle imprese a rischio.

Cgia: “Troppe scadenze: un ingorgo fiscale”

Ma nono solo, ricorda ancora la Cgia, ”da giovedì scorso – 16 luglio – e fino al prossimo 31 luglio, ci troveremo di fronte ad un vero e proprio ingorgo fiscale”. Più dettagliatamente, viene spiegato che “a seguito dello slittamento delle scadenze avvenuto nei mesi scorsi a causa del Covid, salvo cambiamenti dell’ultima ora, saranno ben 246 le scadenze fiscali (Irpef, Irap, Ires, Iva, ritenute e contributi Inps) che le aziende saranno chiamate a rispettare. Di queste, il 93,5 per cento riguarda versamenti. Giornate a forte rischio che, speriamo, non vadano ad alimentare il mercato del credito irregolare”.

Cgia: “Circa 240mila hanno esposizioni bancarie”

Un’allarme che inquieta, in quanto si parla nel Paese di “poco meno di 240mila le imprese italiane che, secondo la definizione della normativa europea, presentano delle esposizioni bancarie deteriorate. In altre parole stiamo parlando delle aziende e delle partite Iva che risultano essere ‘schedate’ presso la Centrale dei Rischi della Banca d’Italia come insolventi. Una classificazione – aggiunge ancora la Cgia- che, di fatto, pregiudica, per legge, a questi soggetti economici di accedere ad alcun prestito erogato dalle banche e dalle società finanziarie. Una condizione che, ovviamente, non consente di avvalersi nemmeno delle misure agevolate messe in campo recentemente dal Governo con il cosiddetto Decreto Liquidità’“.

Cgia: “Prevenire l’usura incentivando il Fondo”

Come ben spiega Paolo Zabeo, coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia, ”Non potendo ricorrere a nessun intermediario finanziario, queste Pmi, strutturalmente a corto di liquidità e in grosse difficoltà finanziarie, in questo periodo di carenza di credito rischiano molto più delle altre di scivolare tra le braccia degli strozzini. Riteniamo che per evitare tutto questo sia necessario incentivare il ricorso al ‘Fondo per la prevenzione‘ dell’usura. Uno strumento, quest’ultimo, presente da decenni, ma poco utilizzato, anche perché sconosciuto ai più e, conseguentemente, con scarse risorse economiche a disposizione”.

Un allarme circostanziato da numeri abbastanza eloquenti, quello lanciato dalla Cgia di Mestre, che spiegano il forte rischio che si prospetta di qui a poco…

Max