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“Scuola e formazione rappresentano il futuro di un paese”, la pioggia non ferma la protesta dei sindacati

Ultimo aggiornamento 20:05

Nonostante la pioggia ed un cielo plumbeo (nella Capitale è allerta arancione), lo striscione con su scritto ‘Priorità alla Scuola’, e le centinaia di bandiere intrise di pioggia ugualmente issate, le sigle di categoria (Cisl, Cgil, Cobas, Uil, Gilda e altre), che in qualche modo ‘seguono da vicino’ la situazione della scuola a italiana, non hanno fatto mancare presenza e fiato alla loro protesta.

Se ieri, per gli studenti è stata Montecitorio, oggi la location è quella di  piazza del Popolo dove, a turno, ciascun rappresentante della ‘triplice’ dice la sua in merito.

Cgil: “ Scuola e formazione rappresentano il futuro di un paese”

“La Cgil oggi è scesa in piazza insieme a studenti, insegnanti, famiglie e altre organizzazioni sindacali – urla Landini (Cgil), per una scuola che garantisca sicurezza, presenza, continuità, e per chiedere che il diritto allo studio sia garantito in egual misura a tutti i bambini e ragazzi dall’infanzia all’Università. Servono più investimenti per garantire la sicurezza e la copertura degli organici – prosegue il sindacalista – ma soprattutto, è il momento di aprire un vero confronto e pensare ad una vera riforma. Scuola e formazione rappresentano il futuro di un paese”.

Cgil Scuola: “Chiediamo che la scuola diventi una priorità per il paese”

E’ poi la volta di Francesco Sinopoli, segretario generale della Cgil Scuola: ”Noi chiediamo al Governo che si facciano quelle scelte che la scuola aspetta da anni, quindi un investimento straordinario che dia risposte con personale stabile, in tutte le classi. E personale Ata, e assistenti scolastici che servono. Chiediamo che ci siano strutture adeguate, chiediamo che la scuola diventi una priorità per il paese. In questi mesi abbiamo detto sempre che c’erano dei ritardi, evidenti rispetto alle scelte da fare per la riapertura. Le scuole hanno aperto perché hanno una loro forza intrinseca ma questi ritardi si stanno scontando e le famiglie lo sanno perfettamente. Ora speriamo che sul recovery fund non si facciano gli errori del passato, dovrebbero essere destinati alla scuola almeno 20 miliardi, come investimento stabile e costante. Dovremmo allinearci ai paesi europei”.

Cisl: “La scuola va ripresa e riportata ad una condizione ottimale”

La segretaria generale della Cisl Scuola,  Maddalena Gissi, afferma invece che ”Noi al governo chiediamo attenzione per la scuola, non solo oggi, in questo momento ma in prospettiva anzi anche in prospettiva, se l’attenzione la rapportiamo agli investimenti, alle risorse che sono stati individuati in epoca Covid l’attenzione è minima anzi è insufficiente e raggiunge forse il 5 e mezzo. Quindi noi dobbiamo pensare a quello che sta succedendo in questo momento che non ha più soluzioni perché è inutile prenderci in giro i supplenti arriveranno con un tempo lungo ci saranno tanti ricorsi e arriveranno altri aggiustamenti e non c’è un intervento radicale per risolvere l’anno in corso. Ma per gli anni a venire 21/27 la scuola va ripresa e riportata ad una condizione ottimale – ha poi concluso la Gissi – che probabilmente ci mette nelle condizioni di dire forse ci vuole la scuola del 2030 per pensare a quello che potrà essere il futuro di questo Paese”.

Gilda: “Chiediamo gli spazi innanzitutto e il numero degli insegnanti”

Il coordinatore Gilda Insegnanti, Rino Di Meglio, spiega invece che ”Noi chiediamo al Governo di avere altrettanta attenzione di quella che ha la società civile che oggi sta in piazza a protestare per gli enormi ritardi di questi sei mesi. Dove inutilmente abbiamo ricordato al governo mese per mese, giorno per giorno, i problemi. Sono problemi semplici: gli spazi innanzitutto e il numero degli insegnanti. Ma nessuno di questi problemi è stato risolto. Abbiamo aperto le scuole grazie allo spirito di sacrificio del corpo docente e tutto il personale scolastico, ma i problemi stanno ancora tutti lì, ancora da risolvere. Sul recovery fund occorre quello che è necessario per rimettere in sesto la scuola italiana a cominciare dall’edilizia scolastica”.

I Cobas: “Il governo non ha fatto nulla di quello che doveva fare”

E’ infine la volta del rappresentante Cobas, Piero Bernocchi, il quale denuncia che “Il governo non ha fatto nulla di quello che doveva fare, ha avuto sette mesi di tempo, ma è arrivato totalmente impreparato. Stiamo come stavamo prima della chiusura , ciò nonostante la scuola non deve chiudere e io direi, senza se e senza ma. Per questo però servono aumenti vistosi degli spazi, più insegnanti, più personale ATA e ci vuole anche il medico a scuola, che sarebbe anche utile come presidio territoriale. Per questo i soldi ci sono, i 209 miliardi del recovery fund, se non si investono in parte significativa nella scuola allora è un comportamento delinquenziale”

Max