Scuole chiuse in Campania, braccio di ferro De Luca-governo

Scuola chiuse in Campania fino a fine gennaio. E’ scontro tra Vincenzo De Luca e il governo, pronto ad impugnare la decisione del governatore campano con un passaggio nel prossimo consiglio dei ministri. “Il governo ha scelto di tutelare il più possibile la scuola, come presidio fondamentale per la nostra comunità. E quindi l’indirizzo è e resta: scuola in presenza e in sicurezza”, dice il ministro della Salute Roberto Speranza. “Non vogliamo che siano i più piccoli, i nostri figli, a pagare il prezzo di questa nuova fase epidemica”. 

L’ORDINANZA DI DE LUCA 

De Luca annuncia la sua decisione nella consueta diretta Facebook e in serata arrivano le news sull’ordinanza che prevede la chiusura non solo di scuole elementari e medie, ma anche di nidi e scuole per l’infanzia davanti all’aumento dei contagi covid. L’ordinanza prevede fino al 29 gennaio “la sospensione delle attività in presenza dei servizi educativi per l’infanzia (nidi e micronidi, sezioni primavera) e dell’attività scolastica e didattica in presenza della scuola dell’infanzia, della scuola primaria e della scuola secondaria di primo grado”. 

Nell’ordinanza si sottolinea che “resta sempre garantita la possibilità di svolgere attività in presenza qualora sia necessario l’uso di laboratori o per mantenere una relazione educativa che realizzi l’effettiva inclusione scolastica degli alunni con disabilità e con bisogni educativi speciali”. 

Secondo De Luca “non ci sono le condizioni minime di sicurezza e la possibilità di offrire collaborazione adeguata alle autorità scolastiche da parte delle autorità sanitarie, che sono alle prese con decine di migliaia di contagi. Le Asl dovrebbero fare in media 3mila tamponi al giorno per accompagnare le autorità scolastiche nel controllo del contagio nelle scuole. Non è possibile, per il livello di personale che abbiamo, perché dovremmo perdere una settimana di tempo per dare i risultati. Come si fa a immaginare di andare avanti così? E tuttavia siamo il Paese del fare finta, l’importante è prendere le decisioni a Roma”.  

BIANCHI: “SCUOLA RIAPRIRÀ IN PRESENZA” 

La linea del governo non cambia. Che la “scuola riaprirà in presenza e in sicurezza” ribadisce anche il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi. “Noi siamo molto attenti come sempre alle voci che ci vengono dal Paese ma anche alle tante voci che ci dicono che la scuola deve essere in presenza. Abbiamo fatto un dispositivo graduato che permette di cogliere tutte le esigenze delle diverse parti del Paese”, dice. 

Sulla stessa lunghezza d’onda il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri: “Ci sono le condizioni perché la scuola possa ripartire in sicurezza”, dice, spiegando che è stata fatta una attenta valutazione della situazione del sistema scolastico da parte del Cts, della cabina di regia e del governo, e sono state aggiornate le regole per gli isolamenti e le quarantene. “Ci sarà certamente un incremento dei casi di positività, ci saranno classi che andranno in didattica a distanza”, ha proseguito Sileri, “anche perché nella fascia di età under 19 la percentuale di vaccinati è più bassa, ma nel complesso il Governo ha ritenuto che le nuove regole possano rendere sostenibile il ritorno in classe in presenza”.  

LA RICHIESTA DEI PRESIDI 

Nel quadro, si inserisce la richiesta dei presidi, che invocano il ricorso alla Dad. Sul ritorno a scuola in presenza il 10 gennaio “il governo non si è consultato con noi. Abbiamo incontrato il ministro il 4 gennaio e in quell’occasione io ho ritenuto opportuno dirgli che sarebbe stato meglio rimandare di qualche settimana il rientro in presenza. In quelle due settimane si potrebbe alzare la percentuale di alunni vaccinati, si potrebbe organizzare la distribuzione di mascherine Ffp2 e organizzare sul territorio una campagna di testing degna di questo nome”, dice An
tonello Giannelli, presidente dell’Associazione nazionale presidi, che chiede un incontro urgente al ministro Bianchi. L’incontro si terrà lunedì 10 gennaio. 

“Il nostro Ssn non è in grado di assicurare il tracciamento nei tempi previsti, soprattutto con tutti questi contagi. Se stiamo 2-3 settimane in dad non succede nulla, c’è una demonizzazione della dad che è senza senso. Capisco che il governo abbia la sola preoccupazione delle persone che per lavorare hanno bisogno di lasciare i figli a qualcuno. La scuola viene considerata solo un servizio sociale, tutto il resto è contorno e marginale. La scuola ha anche questa funzione, ma non può ridursi solo a questo”, dice Giannelli. 

ORDINE MEDICI: “STOP 15 GIORNI E RECUPERO A GIUGNO” 

Posticipare l’apertura delle scuole, recuperando poi a giugno. E’ la proposta che il presidente della Fnomceo, la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, Filippo Anelli, lancia per cercare di contenere l’aumento dei contagi e dei ricoveri che sta mettendo a dura prova il Servizio sanitario nazionale. “C’è, tra i colleghi, una forte preoccupazione per il picco atteso verso la metà del mese”, spiega Anelli. 

“Le misure messe in atto dal governo sono importanti – continua – ma potrebbero non essere sufficienti per arginare il diffondersi dell’epidemia. I due anni trascorsi ci hanno insegnato che una misura davvero efficace è quella di limitare, in vista del picco, i contatti tra le persone. La riapertura delle scuole, in un momento in cui gli studenti hanno appena iniziato a vaccinarsi o a fare i richiami, a seconda delle fasce d’età, ci preoccupa, così come preoccupa i presidi. Per questo chiediamo uno stop di 15 giorni, da recuperare poi a giugno, quando dovremmo essere fuori dall’emergenza”. 

PREGLIASCO: “SERVE RITORNO A DAD E LOCKDOWN MIRATI” 

“Vista la situazione potrebbe essere necessario immaginare qualche misura più stringente tra cui il ritorno a scuola in dad invece che in presenza e una serie di interventi, tra cui anche dei lockdown, magari mirati sui territori messi peggio”, dice all’Adnkronos Salute il virologo Fabrizio Pregliasco, docente dell’università Statale di Milano.  

Insomma le misure messe in campo, secondo l’esperto, “non sono sufficientemente incisive” perché si abbia un effetto immediato che freni la corsa dei contagi. Ma cos’è che non ha funzionato, è colpa dei vaccini? “No – risponde netto il virologo – il problema è la diffusività e la contagiosità della variante Omicron. Il vaccino perde un po’ la capacità di evitare l’infezione ma comunque – sottolinea – ci sta garantendo un decorso più tranquillo nella maggior parte dei casi, il problema però è che purtroppo i casi sono tanti”.  

RASI: “2 SETTIMANE DI SCUOLA IN DAD SAREBBERO MOLTO IMPORTANTI” 

“Parlo a titolo assolutamente personale: per me due settimane di Dad sarebbero molto importanti, perché se oggi siamo a 200mila casi, per lo più sottostimati, immaginiamo tra una settimana cosa vedremo”, afferma dal canto suo Guido Rasi, consulente del Commissario per l’emergenza Covid Francesco Paolo Figliuolo, aggiungendo che – a suo personale giudizio – “se non facciamo due settimane adesso poi dovremo fare una cosa frammentata nei prossimi tre mesi”.