SGOMINATA LA GANG CHE TRUFFAVA GLI ANZIANI

Il loro modus operandi era divenuto il ’marchio di fabbrica’: dopo aver scelto le vittime incrociando telefoni, indirizzi e dati personali, chiamavano spacciandosi per parenti – nipoti in particolare – invocando un prestito urgente per appianare all’istante un lieve indicente stradale, o risolvere un’improvvisa emergenza. Ovviamente i balordi si rivolgevano a una platea di anziani, spesso soli, i quali, preoccupati ed emotivamente scossi dal coincitamento della chiamata del nipote in difficoltà, finivano per dichiararsi disponibili a dare una mano. Così, presso la loro abitazione, come convenuto telefonicamente, si presentava una persona di fiducia per ritirare il denaro – in alcuni casi anche i preziosi – per poi ’precipitarsi’ ul luogo dell’incidente. “Le modalità e il linguaggio utilizzato per convincere le vittime – hanno poi spiegato gli investigatori che hanno neutralizzato questa organizzata associazione di truffatori – dimostra come i soggetti attivi coinvolti abbiano maturato una elevata competenza criminale utile a individuare la vittima da raggirare (vittima anziana e spesso sola in casa), oltre che una elevata ’professionalità’ nello scegliere tempi e modalità utili a portare a termini gli illeciti. Emerge una non comune abilità dei ’centralinisti’ nell’uso di strumenti informatici; non comune appare altresì l’abilità psicologica, verbale, comportamentale utile a vincere diffidenze, resistenze e dubbi e a conquistare la loro fiducia”. Tanto per dare un’idea della dimensione della gang di truffatori, i ’telefonisti’ (o meglio, i finti nipoti), è risultato chiamassero solitamente da utenze estere, Polonia e Germania, i ’compari’ incaricati invece di passare a riscuotere, risiedevano nel Novarese. Agli inquirenti, tramite denuncia, risultano 20 episodi ma. spiegano, “con ogni probabilità solo la punta di un iceberg di numerosissime truffe tentate o consumate con identiche modalità, ma spesso neppure denunciate, per timore o per vergogna dalle anziane vittime”. Quanto abbia fruttato alla gang criminale questa ignobile truffa non è stato ancora quantificato con esattezza, gli investigatori sanno però che si tratta di un bottino “estremamente esteso, e i danni per le vittime sicuramente devastanti sia dal punto di vista sia economico sia soprattutto psicologico”. Le indagini hanno avuto inizio nel 2015, a seguito del rinvenimento di materiale ritenuto dagli investigatori di “elevato interesse investigativo”, sequestrato a un individuo (poi rivelatosi uno della banda), arrestato dagli agenti. Dalle successive analisi svolte sui cellulari e le sim sequestrate all’uomo, si è potuto capire il genere di reato commesso. Così, in seguito all’ordinanza emessa dal gip Roberta Nunnari, relativa a ben 17 capi di imputazione per i reati di associazione a delinquere e truffa, uomini della Polizia di Stato, della Polizia locale, e dei carabinieri in forza alla sezione di Polizia giudiziaria della procura, hanno arrestato nelle provincie di Milano e Novara 15 persone (si tratta di 10 italiani e di 5 polacchi).
M.