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Smart working: orari fissi e niente weekend, come cambia il lavoro post covid-19

Ultimo aggiornamento 10:01

In queste settimane complice il lockdown lo Smart working ha avuto una vera esplosione. Un boom che ha sancito anche una rivisitazione di quelli che sono i parametri e le procedure intorno a cui si realizza questo famigerato lavoro a distanza. Infatti adesso lo smart working riscrive il modo di lavorare per tutti o almeno una buona parte dei lavoratori; a condizione però  che non invada il tempo libero.

Smart working, cosa cambia per i lavoratori

Lo smart working ha rivoluzionato il modo di lavorare. In questi mesi il coronavirus ha obbligato molte aziende pubbliche e private a ricorrere in modo massiccio al lavoro a distanza. Ma cosa cambia per i lavoratori? Certo rispetto a quanto in epoca di covid tramite lo smart working non hanno perso il lavoro i benefici sono stati moltissimi.

Mentre prima si doveva andare in ufficio ora non più. Con però anche alcuni contrattempi certo: gli orari di lavoro da ufficio, con lo smart working non ci sono più, spesso.

Già’ perché con la mancata ‘mobilita’ per recarsi in un luogo fisico per lavorare anche l’orario è stato ridefinito e persino il weekend è stato ridisegnati con il lavoro che non poche volte occupa anche il tempo libero. Stando agli esperti, lo smart working cambierà di molto il modo di operare con orari meno definiti e più pause segnate da videochiamate con i colleghi o i superiori, che potrebbero diventare un appuntamento fisso in più momento della giornata.
Nel futuro, i dipendenti potrebbero scegliere di lavorare 5 giorni a settimana ma accordandosi su quando essere o meno reperibili ma sarà importante mantenere la distanza  tra vita privata e lavoro e non lasciare che questo invada il tempo.

Smart working e lavoro distribuito

Il futuro potrebbe essere basato dal lavoro distribuito: un tema del tipo lavorare “quando si vuole e dove si vuole” senza limiti  e orari.

Molte aziende stanno già seguendo questo trend e hanno dipendenti che operano da New York o da Parigi senza un classico ritmo ma con una precisa organizzazione. L’unico rischio è quello di non saper gestire il tempo libero e lasciare che il lavoro prenda il sopravvento anche sul weekend. A quel punto il lavoro agile non sarebbe così piacevole per il dipendenti.

Ecco perché si fa largo un concetto tipico della nuova giurisprudenza quelli del diritto alla disconnessione, che implica, ok condizioni di lavoro a distanza, la facoltà di non essere ‘reperibile’ oltre la normale e logica reperibilità che magari corpo dipendente e azienda stabiliscono, di modo da appunto disconnetterei dalle rete e quindi, in fasi di tempo libero, non essere coinvolto in argomenti, occupazioni e situazioni legate al lavoro.