Smembrato giornalista dissidente all’interno di un Consolato

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    Jamal Khashoggi, ex consigliere politico dell’Arabia Saudita, divenuto poi un giornalista dissidente, è stato barbaramente ucciso all’interno del consolato del suo Paese ad Istanbul, Turchia. Il quotidiano americano ‘New York Times’ ha seguito la vicenda e pubblicato dettagli a dir poco inquietanti. Secondo il Times, Khasoggi sarebbe stato eliminato da un gruppo di 15 sicari che lo stavano aspettando e lo avrebbero smembrato con una motosega. Il giornalista era entrato nel consolato solo per prendere un nulla osta per il suo matrimonio, non immaginandosi che ne sarebbe uscito fuori letteralmente a pezzi.  Questa la dinamica dell’atroce morte di Khasoggi, contrario da tempo alla politica del principe saudita Mohammed bin Salman che, a suo parere, aveva instaurato un nuovo regime, fatto di “paura, intimidazione, arresti”.  L’ipotesi più accredita è quella secondo il giornalista è stato fatto fuori per ordine dei più alti livelli della corte reale: “È avvenuto come in una scena di Pulp Fiction’”, ha raccontato. I resti del corpo sarebbero stato portati via occultati in un minivan nero. Proprio per non avere testimoni scomodi, ai 28 impiegati turchi del Consolato era stato chiesto di non presentarsi in ufficio il 2 ottobre scorso, giorno della scomparsa del giornalista. Le autorità di Riad avrebbero motivato la decisione spiegando che era previsto un “importante incontro diplomatico”. Lo riporta il quotidiano Hurriyet. Nuovi dettagli sono poi aggiunti dal quotidiano Sabah, molto vicino agli ambienti governativi di Ankara, che oggi pubblica alcune immagini – tratte dalle telecamere di sorveglianza del controllo passaporti all’aeroporto Ataturk -dei presenti 15 agenti dei servizi sauditi arrivati a Istanbul lo stesso giorno della sparizione del reporter per compiere l’omicidio. E una lista di nomi che sarebbe dunque quella dei presunti assassini, ripartiti dalla sede diplomatica di Riad poche ore dopo. Il giornale lo definisce “squadrone della morte”. Sui media turchi sono anche circolati i video delle telecamere di sorveglianza che in giro per la città hanno registrato i movimenti degli 007 sauditi tra l’aeroporto, il Consolato, la vicina residenza del Console e due hotel. Addirittura la tv privata turca Kanal 24 ha mostrato le ultime immagini del giornalista saudita mentre entrava 8 giorni fa nel Consolato del suo Paese a Istanbul e quelle di un minivan nero uscito poco dopo, sostenendo che al suo interno si trovava il cadavere del reporter. Il mezzo avrebbe percorso circa 2 chilometri, parcheggiando poi in un garage nella residenza del Console saudita. Riad ha sempre definito “senza fondamento” le accuse nei suoi confronti. Ma per il Washington Post, giornale con il quale collaborava il giornalista che ormai viveva in America, anche l’intelligence americana era a conoscenza del pericolo: avendo intercettato alcune comunicazioni tra agenti sauditi che discutevano un piano per sequestrare il cronista. Il quotidiano cita una fonte informata, secondo cui gli agenti sauditi intendevano rapire Khashoggi e riportarlo in Arabia Saudita. Non è chiaro se intendessero arrestarlo o ucciderlo, nè se le autorità statunitensi abbiano o meno avvertito il reporter del pericolo. Sempre sul Washington Post di oggi Hatice Cengiz, la fidanzata turca del giornalista che lo ha aspettato per ore davanti al consolato dove lo aveva accompagnato ed è stata la prima a denunciarne la scomparsa, ha pubblicato oggi un appello al presidente degli Stati Uniti Donald Trump affinché intervenga per far luce sulla vicenda. Ricordando che il fidanzato, critico rispetto alla politica di Riad, si è sempre “battuto per i suoi principi”. Dicendo di “avere fiducia nelle capacità dei funzionari del governo turco”, Cengiz scrive che “in questo momento imploro il presidente Trump e la first lady Melania Trump di far luce sulla scomparsa di Jamal”. Inoltre, la donna si rivolge alla “Arabia Saudita, e soprattutto a re Salman e al principe ereditario Mohammed bin Salman, perché mostrino lo stesso livello di sensibilità e permettano la consultazione delle riprese delle telecamere del consolato”.