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Spostamento fra regioni a rischio? Bonaccini: “Dipende dalla curva dei contagi e dalla movida”

Per lo ‘sblocco’ della mobilità tra Regioni, faremo le nostre valutazioni: non è detto, ma potrebbe diventare inevitabile prendere tutto il tempo che serve. Non dobbiamo dimenticare che siamo ancora dentro il Covid 19 e dunque chi alimenta una movida sta tradendo i sacrifici fatti da di milioni di italiani”. Un’affermazione che il ministro Boccia ha espresso nel corso di un’intervista, sulla quale stamane il governatore Emiliano Stefano Bonaccini, ha replicato attraverso  Raitre in qualità di presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome.

Spostamento fra regioni: spetta comunque al Cts

Anche perché, come tutti sanno, entro una settimana (specie per chi ha la famiglia ‘lontana’), soltanto dal 3 giugno sarà finalmente possibile potersi sposare ‘liberamente’ – senza più l’odiosa autocertificazione – attraverso le diverse regioni. Tuttavia, ed è più che giusto, che per garantire il libero movimento tra le differenti regioni, quest’ultime garantiscano al massima sicurezza in fatto di contagio da coronavirus. Non a caso – vedi la quarantena – se fino ad ora il Cts (la task force scientifica), ha ben gestito la situazione, è giusto che continui a farlo anche ora. 

Spostamento fra regioni, non tutti i governatori unanimi

Un argomento che però, come abbiamo visto in occasione del recente incontro col governo, ha scatenato molti ‘mal di pancia’ fra i governatori, specie tra quanti – per ovvi motivi – hanno ugualmente deciso di riaprire le attività ‘interne’ già dal 4 maggio, pur non essendo del tutto scevri dai contagi. E con altri, come il vulcanico De Luca, che sin dal primo momento ha ‘rifiutato’ di sottoscrivere accordi ‘generalizzati’, continuando a gestire la situazione, regolandosi espressamente sui dati sanitari della propria regione.

Bonaccini: “Speriamo che per il 3 i dati siano posiviti”

Ed infatti stamane Stefano Bonaccini, che di professione fa il medico, ha ribadito che “Per prendere una decisione si dovrà fare i conti con l’andamento della curva dei contagi con gli indici che vengono ogni giorno prodotti, studiati e riferiti da Roma, noi mandiamo tutti i giorni tanti dati. Io mi auguro che il 3 giugno si possa riaprire tutti quanti – ha infatti rimarcato – vorrebbe dire che la situazione è sotto controllo e non ci sono situazioni complicate o meno complicate. Io non sono un veggente e quindi non so cosa accadrà da 3 giugno in poi“.

Bonaccini: “Ok la gioia dei bimbi, no i rischi da movida”

Come ha poi analizzato ancora il ministro agli Affari regionali, “era prevedibile, in qualche modo, che dopo due mesi di Paese chiuso, la gente uscisse e si mettesse, non solo metaforicamente, a correre. Basta guardare in questi giorni i bambini, io penso a mia figlia, che corrono all’impazzata, senza una meta, con una gran voglia di libertà, ad abbracciare la natura e si spera presto anche gli amici. Cosa ben diversa sono gli assembramenti di alcune movide”.

Giustamente però, tiene a sottolineare Bonaccini, situazioni come quelle verificatesi in occasione della Movida, altro non fanno che rendere problematico l’avvio della cosiddetta fase 3: “tra l’altro coloro che trasgrediscono le regole di convivenza, tradiscono i sacrifici che loro stessi hanno fatto. Per non parlare degli operatori sanitari, o degli italiani che non ci sono più. Che senso ha bruciare tutto per una notte da movida? Sinora abbiamo usato il metodo del buon padre di famiglia, un po’ di bastone e un po’ di carota: ha funzionato. Ma attenti ad un eccessivo allarmismo: stiamo parlando di una minoranza”.

Sileri: “Sono ottimista, la Lombardia è un caso a parte”

Da parte del governo, guardando alle imminenti aperture fra regioni, Pier Paolo Sileri è apparso abbastanza ottimista: “Non credo che debba esserci in questo momento, e sono sicuro che nei prossimi giorni anche qui la riserva verrà sciolta, il blocco da Regione a Regione. Non vedo dai numeri che abbiamo delle Regioni che hanno dei rischi particolari. Dobbiamo dividere l’Italia in due parti principali – ha spiegato io viceministro della Salute – c’è la Lombardia che è un caso a parte, perché li è avvenuto un vero tsunami, e le altre regioni dove il virus non è arrivato e che quindi devono essere preservate da focolai che possono partire e andare, diciamo da sé, contagiando molte persone. Dai dati io mi aspettavo qualcosa di peggio, quindi, a dire il vero sono molto ottimista. Credo che andando avanti così – ha quindi concluso – torneremo a una vita normale, con nuove regole, ma verso il normale”.

Max