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Strage Thyssen, giustizia è fatta: i due ex manager in galera

Ultimo aggiornamento 19:41

Giustizia è fatta. Molti ricorderanno il servizio dell’inviato de ‘Le Jene’ in Germania dove, non senza fatica, cercava risposte dai due ex manager della Thyssenkrupp i quali, nonostante la rabbia ed il dolore dei parenti degli operai morti nella strage, conducevano le loro serene esistenze in bellissime ville nei boschi della campagna tedesca. Un servizio rimasto impresso per l’arroganza e la sufficienza con la quale (forse in parte anche perché ‘tutelati’), i due rispondevano alle domande, ‘disturbati’ nel corso della loro seduta di jogging quotidiana. Ma grazie a Dio prima o poi il conto arriva per tutti.

In conformità alle pene tedesche sconteranno 5 anni

Così stamane ad Hamm, la seconda sezione penale del tribunale regionale superiore ha respinto – in quanto ‘infondati’ – i ricorsi che i due ‘signori’ avevano presentato contro quanto deciso dal tribunale di Essen (gennaio e febbraio 2019), che aveva dichiarato legittime le condanne precedentemente loro comminate dal tribunale italiano (maggio 2016), adeguando però la pena carceria a quella tedesca. Dunque gli ex manger non sconteranno i 9 e 6 anni ‘beccati’ in Italia, ma ambedue 5 di carcere, dove saranno al più presto ‘accompagnati’.

I parenti degli operai: “Ora restino in carcere”

Una notizia che la signora Graziella Rodinò, mamma di Rosario – una delle sette vittime dell’incendio – ha commentato amaramente: “Per noi da quella tremenda notte del 6 dicembre 2007 non c’è stato più nulla da festeggiare. Apprendiamo la notizia della sentenza, è un passo avanti ma la vera notizia per noi familiari sarà quando ci diranno che saranno entrati in carcere“.
Soddisfatto invece l’unico superstite della strage del 2007, Antonio Boccuzzi, per il quale “La sentenza è un ulteriore passo in avanti anche frutto del nostro intervento sulla Corte europea. L’unica preoccupazione, più che legittima dopo quasi quattro anni dalla sentenza definitiva, è che possano esistere altre istanze che i due condannati tedeschi possano far valere. L’auspicio – si augura l’operaio – è che finalmente il percorso chiuso in Italia nel maggio del 2016 si traduca con l’unico epilogo possibile, che le porte del carcere si aprano per i due manager tedeschi“.
Max