Tim Berners-Lee presenta la ’Magna Charta’ dei diritti sul web

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    Dal 1989, anno di nascita del World Wide Web, le cose sono cambiate radicalmente. Senza una connessione Internet il mondo sarebbe perduto. Ora nel web 2.0 migliaia di utenti ci trascinano le loro vite: molti piccoli aspetti del quotidiano si sono trasferiti nell’ecosistema digitale, sia che si tratti di acquisti (vedi Ebay o Amazon) o delle nostre interazioni sociali, per cui i social network rappresentano un perfetto surrogato. Però vi sono pro e contro di questa rivoluzione: basandosi sui contro, l’e-commerce e colossi come Amazon stanno di fatto eliminando la concorrenza nel campo degli acquisti tradizionali. Per quanto riguarda invece i social, oramai si vuole mettere ogni aspetto della nostra vita, anche quello più intimo, in rete, diventando oggetto di numerose violazioni della privacy. Facebook, per tale ragione, negli ultimi anni è stata accusata di violare i profili di centinaia di utenti. Per proporre una regolamentazione del Web forse non c’era luogo più idoneo di quello del Web Summit di Lisbona. Nel primo giorno di uno dei più importanti meeting mondiali riguardanti l’alta tecnologia, il fondatore del World Wide Web in persona Tim Berners-Lee si è espresso in merito ad una delle tante iniziative che sta cercando di trasmettere ormai da diverso tempo: fondare una Magna Charta per Internet, una specie di contratto che stabilisca quali sono le regole e i limiti da rispettare. Per ora si sta trattando di un insieme di regole generali che daranno poi vita a un documento che verrà redatto nella primavera dell’anno prossimo. Chiunque può appoggiare la proposta: cittadini privati, istituzioni e grandi aziende nel nome della tutela dei diritti degli utenti online, per rendere il mondo del web accessibile e sicuro per tutti, garantendo la presenza e la trasmissioni di contenuti di qualità. Un manifesto che si basa sulle difficoltà con cui il www deve scontrarsi ormai quasi ogni giorno: fake news, odio, pregiudizio e scontro. L’obiettivo ideale sarebbe quello di tralasciare tutte queste problematiche che non erano minimamente pensabili nelle aule del Cern di Ginevra, in quel lontano 1989, quando Berners-Lee stava ponendo i mattoni per la nascita del World Wide Web. Quello che è universalmente identificato come il creatore del Web, da tempo sta mettendo tutti in guardia che la sua creatura si è tramutata in tutto ciò che non sarebbe dovuto diventare. Nella lettera aperta indirizzata a inizio 2018 alla sua Fondazione per la ricorrenza del 29esimo anniversario del World Wide Web, aveva già posto in evidenza tali delicate questioni. In quel frangente aveva in particolar modo dato l’allarme sull’enorme concentrazione di potere nelle mani di poche figure, cioè le grandi aziende della sfera del hi-tec, sottolineando anche il bisogno di una nuova sensibilità concernente la tutela delle informazioni personali e di controllo più trasparente delle inserzioni pubblicitarie. Quindi Berners-Lee imputava come maggiori colpevoli di buona parte di queste problematiche sia Facebook che Google, invitando le due compagnie a porre rimedio anche per la questione inerenti le fake news. Nonostante siano visti come i veri detentori del Web, sia Menlo Park che Mountain View hanno posto la loro firma sul documento della Magna Charta per il web. Un segnale che per un verso è indispensabile, visto che per migliorare la rete è buona cosa coinvolgere anche questi colossi, ma che può lasciare allibiti se si pensa, ad esempio, alla censura di Google sul lancio del proprio motore di ricerca in Cina oppure pensando al caso di Cambridge Analytica che ha immerso Facebook e le relative modalità di trattazione delle informazioni personali dei suoi utenti.