Trasporto pubblico romano: tra problemi e referendum ‘invisibili’

    Ultimo aggiornamento 00:00

    Pochi romani sono a conoscenza che l’11 novembre prossimo li spetta un referendum che li riguarda da vicino, quello riguardante il trasporto pubblico cittadino e il suo gestore principale: l’Atac. Un referendum definito ‘invisibile’ come gli autobus romani che non passano quasi mai, costringendo i passeggeri a delle interminabile attese sotto le fermate. Un referendum che dovrebbe riguardare la totalità della città, dal centro storico alle periferie piú lontane,  senza distinzione di quartiere. Infatti il problema dei mezzi pubblici riguarda qualsiasi zona della capitale, sia che si tratti di quartieri nobili come i Parioli o di periferie popolari come il Tiburtino. Gli elettori di questa iniziativa sanno poco o niente. Il prossimo mese si voterà attraverso il referendum comunale consultivo, con cui ognuno potrà pronunciarsi e dare il proprio giudizio. Una grande occasione che permette un avvicinamento tra istituzioni comunali e cittadini, ma di cui la maggior parte non né a conoscenza, per la mancanza di un’adeguata campagna pubblicitaria. È pur vero che la campagna inizierà il 12 ottobre (quando è stato indetto un nuovo sciopero dei mezzi). Ma i dubbi e le domande continuano a crescere inesorabilmente. Basta fare un giro per la “città dei passeggeri”, e chiedere lumi a quanti attendono alle pensiline per accorgersi che solo una minoranza sa di questo referendum promosso da Riccardo Magi, segretario dei Radicali italiani. Sul sito del comitato promotore  “Mobilitiamo Roma” le motivazioni: ‘L’Atac non funziona ed è stata usata da tutte le amministrazioni di destra e di sinistra come bacino clientelare per ottenere voti. Occorre mettere a gara il servizio affidandolo a più soggetti, rompendo il monopolio e aprendo alla concorrenza. Le gare stimolano le imprese, pubbliche o private che siano, a comportarsi in modo virtuoso, e l’apertura alla concorrenza introdurrebbe anche forme più moderne e innovative di trasporto”. Appena si leggono queste parole per riassumere il senso dell’appuntamento referendario, tutti si dicono d’accordo sulla prima parte della frase (il malfunzionamento dell’azienda) ma appena si chiede qualcosa di piú specifico sul referendum appaiono espressioni fra il sorpreso e l’interrogativo. “ Non ne so molto. Ma che si decide in pratica? Che si aumenta il biglietto?”, chiede preoccupata Marilena, addetta alle pulizie alle Poste di piazza San Silvestro, in pieno centro, dove da 20 minuti aspetta il bus per tornare a casa. È stanca dopo una giornata di lavoro ma per fortuna c’è una “panca” su cui sedersi. È una di quelle che si usano nelle palestre ed è stata messa lì non si sa da chi, assicurata al palo con un lucchetto per evitare che venga rubata. “Qui è tutto un fai da te…”, intervengono Mario e Camilla coppia di sposini commessi in un negozio di abbigliamento su via del Corso. “Ci hanno detto del referendum, ma non capiamo bene se liberalizzare vuol dire che gli autobus diventano di qualche privato e se se siamo noi a rimetterci…”. Altra fermata, poco dopo piazza Venezia, di fronte all’Anagrafe. Un gran via vai, gente che entra ed esce dagli uffici per richiedere carte d’identità e documenti vari. Qui si raccolgono ogni giorno romani di ogni quartiere. “No, non so nulla e non mi interessa, non andrò a votare comunque -proclama Romeo un signore sulla settantina professore di matematica in pensione -. Non ho piú fiducia in questa città che non riconosco. Con i mezzi pubblici è un terno al lotto ogni volta che devo venire in centro da viale Marconi. Sa, abito vicino a quella nuova spiaggia sul fiume…”. E intanto passa un bus fuori servizio, sorpassato da una botticella (una di quelle che dovranno lasciare le strade della città). Spostandosi a Roma sud e a Roma nord, le risposte non sono molte diverse. Dalla Casilina alla Tiburtina, da Centocelle a Montemario, passando dai Parioli fino alla zona di viale Libia (quella interessata dai contestatissimi cordoli per le corsie preferenziali), è tutto un rincorrersi di punti interrogativi del genere “Ma dove si vota? Ho sentito che è on line, posso farlo con il telefonino da casa? I padroni dei bus diventiamo noi cittadini?”. E cosi via. Ma è sulla rete che i dubbi si scatenano. Moltiplicandosi sui social e sui blog dei comitati contro il degrado capitolino, da Attaccati al Bus a Tutti per Roma (che ha organizzato il primo sit in di protesta cittadina consapevole il 27 ottobre a piazza del Campidoglio al grido di #Romadicebasta). Fra i sostenitori del no c’è chi non vuole “andare a finire come con il Ponte Morandi con i privati che pensano solo al profitto”, chi esorta a leggere gli ultimi bilanci dell’azienda, chi chiama a esempio negativo l’esperienza del trasporto regionale. Da parte sua il comitato promotore del Sì spiega:”Non è nei nostri piani privatizzare Atac. Ciò che noi chiediamo è mettere a gara il servizio di trasporto che, anche se assegnato ad una o più aziende private, rimarrebbe pubblico”. E informa che gli è stato vietato di pubblicizzare il referendum sugli autobus dopo che il presidente di Mobilitiamo Roma, Francesco Mingiardi, vista “la totale assenza di pubblicità istituzionali da parte del Comune” aveva deciso di utilizzare i canali commerciali. Secondo i Radicali per la sindaca della Capitale si tratta di un appuntamento che non esiste: la prima cittadina durante la presentazione di conti dell’Atac qualche settimana fa aveva ribadito che il “voto ha valore consultivo”. E nulla di piú. Immediata la reazione di Riccardo Magi: “Lei ha un unico obiettivo: che non si ottenga il quorum del 30% per poter dire che così i romani si sono espressi. Si tratta del primo referendum cittadino che esiste da quando c’è Roma Capitale e ha una portata politica enorme, non solo a livello romano ma anche nazionale”. Per tutta risposta Virginia Raggi pochi giorni fa ha rilanciato annunciando:”Meno evasori e piu’ biglietti venduti. Sono i dati pubblicati da Atac sulle vendite dei biglietti che confermano che siamo sulla strada giusta”.  La consultazione avverrà domenica 11 con voto elettronico nei seggi normalmente utilizzati. Essendo un referendum consultivo è valido se il quorum supera il 33%, a differenza di quello abrogativo in cui occorre la maggioranza assoluta degli aventi diritto. I quesiti sono due. Il primo: “Volete voi che Roma Capitale affidi tutti i servizi relativi al trasporto pubblico locale di superficie e sotterraneo ovvero su gomma e rotaia mediante gare pubbliche, anche ad una pluralità di gestori e garantendo forme di concorrenza comparativa, nel rispetto della disciplina vigente a tutela della salvaguardia e della ricollocazione dei lavoratori nella fase di ristrutturazione del servizio?”. Il secondo: “Volete voi che Roma Capitale, fermi restando i servizi relativi al trasporto pubblico locale di superficie e sotterraneo ovvero su gomma e rotaia comunque affidati, favorisca e promuova altresì l’esercizio di trasporti collettivi non di linea in ambito locale a imprese operanti in concorrenza?”.