Trump suona ’Happy’ di Williams dopo strage di Pittsburgh

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    Le critiche all’amministrazione Trump in America non cessano, specie quelle derivanti dal mondo dello sport e dello spettacolo. L’ultima riguarda il cantante Pharrel Williams, ricordato più che altro per la celebre colonna sonora ’Happy’ del film ’Cattivissimo Me’. Williams si accoda alla lunga schiera di star che si sono opposti fermamente alla politica Trumpiana. Da Susan Sarandon che su Twitter esprimeva vicinanza alle donne che marciavano contro le affermazioni sessiste del presidente, a Robert De Niro che, sostenitore dei democratici, in campagna elettorale, nel 2016, aveva rilasciato un video che, qualora avesse vinto il Tycoon, gli avrebbe sferrato un destro in faccia. Nel mondo dello sport si ricordi i giocatori di colore della Nfl (la lega di football americano) che per protestare contro le violenze della polizia nei confronti dei neri, si erano messi in ginocchio durante l’inno nazionale. Cosa non gradita dallo stesso Trump. Aveva seguito lo stesso esempio anche la stella del basket Nba LeBron James, che, recentemente, ha attaccato nuovamente il suo presidente. Ora la critica del cantante Pharrel Williams è incentrata sul il suo non gradimento dell’utilizzo della sua musica durante i raduni politici di Donald Trump e, tramite il suo avvocato, ha minacciato il presidente Usa di trascinarlo in tribunale se continuerà a trasmettere i suoi brani agli eventi pubblici in cui egli presenzia. “Pharrell non ha e non vi darà il permesso di suonare pubblicamente o trasmettere o diffondere la sua musica”, questa è la nota di Howard King, il difensore della popstar afroamericana.La goccia che ha fatto traboccare il vaso per Williams è stata l’idea, decisamente inappropiata, di far risuonare agli altoparlanti la sua Happy al comizio a cui Trump ha partecipato, immediatamente successivi all’attentato di Pittsburgh, dove un uomo armato è entrato in una sinagoga e ha fatto una strage di 11 persone di fede ebraica. “Nel giorno dell’omicidio di massa di 11 esseri umani per mano di uno squilibrato nazionalista, ha fatto partire la canzone Happy davanti a una folla nell’ambito di un appuntamento politico in Indiana”, ha evidenziato King nella lettera. “Ma non c’era nulla di felice nella tragedia inflitta al nostro Paese sabato (della settimana scorsa ndr) e non è stato concesso alcun permesso per l’uso di questa canzone con questo scopo”. King sostiene che l’utilizzo di Happy senza autorizzazione costituisce una violazione del copyright. “Pharrell non ha concesso, e continuerà a non farlo, il permesso di eseguire pubblicamente o diffondere la sua musica”, ha concluso l’avvocato. Non è la prima volta che il presidente ha problemi con i musicisti: già i Rolling Stones, Adele, Steven Tyler, Neil Young, Michael Stipe, il fratello di Prince altri lo hanno intimato di non utilizzare più i loro successi a fini politici. Ma Trump, che non è nuovo a queste uscite, non è l’unico che si è scontrato con lo showbusiness musicale. Andando indietro con gli anni, c’è chi rammenta lo stop imposto da Bruce Springsteen al presidente Usa dell’epoca Ronald Reagan, che fece uso della sua Born in the Usa per la campagna elettorale a metà degli anni 80.