Home ATTUALITÀ PRIMO PIANO Vergogna Sanremo: “I musicisti dell’orchestra pagati 50 euro al giorno”

Vergogna Sanremo: “I musicisti dell’orchestra pagati 50 euro al giorno”

Ultimo aggiornamento 19:11

Un po come accade, a teatro, quando ci poniamo davanti ad un palcoscenico, al centro della scena possiamo ammirare ed apprezzare la bontà dello spettacolo ma, in realtà, in pochi realizzano che tutto ciò che vedono od ascoltano è frutto di una moltitudine di ‘tecnici e maestranze’ che con il loro febbrile – e spesso pericoloso – lavoro rendono possibile la messinscena stessa.
Nel mondo della musica è ancora ‘peggio’. Oggi un concerto live è quasi un set cinematografico: imponenti tralicci scenici dai quali pendono grappoli di sofisticatissimi fari colorati, maxi schermo di altissima tecnologia, fumi, laser, ed impianti audio pazzeschi. ‘Sceneggiate’ pensate per trasformare un concerto in uno show e tutto questo, è risaputo, ha costi enormi. Va da se che, inevitabilmente, il concerto di una popstar (per altro, sempre a pagamento, doverosamente ‘pompata’ da radio e tv), oggi equivale ad ‘almeno’ 40 euro di biglietto. Ora moltiplicate la capienza di uno stadio per il numero di date di un tour medio, e capirete quanti milioni di euro girano dietro ad una semplice ‘canzonetta’.

Il vergognoso espediente del playback

Dunque, spiegato a grandi linee il contesto logistico, c’è ora da sapere che, proprio in virtù dei ‘milioni’ in gioco, una produzione non può minimamente permettersi il lusso di saltare una data, proprio per non creare una voragine tra i costi. E come fare? Con la tecnologia.
Solitamente prima di un tour, arrangiatori, musicisti e tecnici del suono, si dedicano per mesi alla ‘pre-produzione, in poche parole incidono nuovamente i brani in scaletta (voci comprese), con le variazioni arrangiamentali, ed una qualità sonora identica a quella del disco. Questo significa che lo show può andare in scena – paradossalmente – anche senza i musicisti ed i cantanti: è tutto registrato in playback! Quindi nessun pericolo: il cantante quella sera non ha voce? Vai con la ‘voce registrata in base’. Un musicista ‘costa’ troppo? Via, si prende un pivellino bravo a scimmiottare in playback lo strumento! Ovviamente non è sempre così ma, c’è da dirlo, almeno 8 volte su 10 (vogliamo essere generosi!), dal vivo c’è sempre qualcosa ‘sotto’, in base.

I ‘turnisti’, maestri pagati ad ore per un successo

Ed arriviamo ora alla nota dolente. Nel mondo della musica esistono i cosiddetti ‘turnisti’ (session man), definiti così perché vengono pagati per realizzare un disco attraverso tot ‘turni di registrazione, solitamente pagati ad ora. Attenzione: parliamo non di musicisti qualsiasi, ma di ‘fenomeni’, maestri di musica che il più delle volte incidono pesantemente sull’esito di un disco o di un brano. Basti pensare a batteristi come Lele Melotti, Tullio de Piscopo, Agostino Marangolo o Ellade Bandini, che soltanto loro hanno suonato negli ultimi 30 anni di canzoni italiane, spesso anche al posto dei componenti di qualche band famosa! Ecco, qui subentra ‘lo scandalo’: nella maggior parte dei casi questi eccezionali musicisti, pur rappresentando il fulcro di tutto il lavoro, debbono sottostare a compromessi, od accettare cachet umilianti pur di lavorare.

Sanremo: guadagnano tutti meno che i musicisti

Ora non è che qualsiasi contesto od occasione di musica segua questa forma di ‘caporalato’, ma capita spesso. Ad esempio e siamo sull’attualità’, tra poche ore andrà in scena la 70ima edizione del Festival di Sanremo, la più prestigiosa manifestazione di musica leggera italiana. Qui si compie il destino di molti giovani artisti, e le ‘vecchie glorie’ ritrovano il giusto spicchio di popolarità per poi riproporsi nelle piazze estive con i cachet decuplicati. Insomma, Sanremo è una sorta di spartiacque che finisce per poi scomporsi in centinaia di fiumi (artisti), dai quali attingere per il resto dell’anno.

“Prove estenuanti dalle 10 fino alla mezzanotte”

Eppure, con grandissimo disappunto, oggi abbiamo avuto notizia di un fatto a dir poco ‘indegno’, reso noto dalla testata giornalistica ‘Senza Filtro’ (diretta da Stefania Zolotti), e subito ripresa  Emanuela Bizi, segretaria generale della Slc Cgil, sindacato che rappresenta i musicisti. Una frase, quella che la sindacalista, appresa la notizia, ha affidato alle agenzia di stampa, che suona come una vera e propria denuncia: “Ricchi cachet per artisti famosi e paghe vergognose per altri professionisti: 50 euro al giorno è il compenso di molti musicisti che si esibiranno da oggi sul palco dell’Ariston. Prove estenuanti e tempi di lavoro interminabili – ha spiegato la Bizi – dalle 10 del mattino fino a fine diretta, spesso dopo la mezzanotte. Sono condizioni inaccettabili che svelano, ancora una volta, come dietro luci sfavillanti e giacche doppiopetto il mondo dello spettacolo in Italia non riconosca il lavoro degli artisti anche se, proprio sulle loro capacità e competenze, mette in piedi fruttuosi business”. Oltretutto, sottolinea giustamente la Slc Cgil, che, “se possibile, appare ancora più grave quando a determinarla è la Rai, azienda che svolge il fondamentale compito di servizio pubblico, e che non può discriminare o non pagare adeguatamente tutti i suoi lavoratori, compresi gli artisti“. Come poi ricorda concludendo la Bizi, “l’orchestra a Sanremo non suona una musica uguale per tutti“. Benfatto alla testata ‘Senza Filtro’, per aver portato alla luce una situazione reale ma purtroppo poco conosciuta…
Max