ASSOCIAZIONE ARCHEOLOGI: “TECNICO ARRESTATO NON LAUREATO”

“Ci risulta – afferma Alessandro Garrisi, presidente della Sezione Lazio dell’Associazione Nazionale Archeologi – che il tecnico arrestato non sia laureato in archeologia o discipline affini e che pertanto non possa essere definito archeologo, titolo erroneamente attribuito da numerosi organi di stampa. “In merito all’inchiesta che ha coinvolto alcuni tecnici della Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio, l’associazione Nazionale Archeologi attende con attenzione gli esiti delle indagini, esprimendo piena fiducia nell’operato della Procura della Repubblica di Roma”. E’ quanto si legge in un comunicato dell’Associazione.  Per scongiurare il rischio di disinformazione e di ingiustificato discredito dell’intera categoria invitiamo gli organi di informazione a verificare attentamente i requisiti dei soggetti indagati e a riportare correttamente le notizie”.  “L’assenza di regole e la mancata definizione dei ruoli, cui l’approvazione ieri della legge Madia-Ghizzoni- Orfini pone parzialmente rimedio – prosegue la nota – hanno lasciato in passato a personale poco qualificato margini troppo ampi di discrezionalità, a tal punto che i professionisti diventano facile preda di ricatti e vessazioni da parte di chi, a discapito della propria funzione, opera contro l’interesse dello Stato”. “Per questo occorre superare prassi consolidate – spiega Salvo Barrano, presidente dell’Associazione Nazionale Archeologi e vicepresidente Confassociazioni- che inevitabilmente favoriscono l’instaurarsi di abusi: proprio per la completa assenza di regole nel settore privato sarebbe importante che l’Italia ratificasse finalmente la convenzione europea della Valletta, firmata nel lontano 1992”.