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Covid: “L’Rt è a 1.09, si profila il rischio di un’epidemia incontrollata”, avverte l’Iss

Da una parte la speranza per i nuovi vaccini che stanno via via arrivando, dall’altra, l’ansia per una situazione che non promette nulla di buono. Purtroppo, come rivela la bozza che riporta il monitoraggio dell’Iss e del ministero della Salute, l’indice Rt è aumentato ancora, arrivando a 1.09.

Il campanello d’allarme avverte quindi che ci avviciniamo “al rischio di una epidemia non controllata“.

‘Rt oltre’: troppe terapie intensive hanno superato la soglia critica

Un quadro inquietante che vede ben nove regioni con l’indice Rt superiore ad 1 e, a spiegare la gravità della situazione, il fatto che ben 12 tra regioni (province autonome comprese), hanno superato la soglia di criticità per quello che riguarda le terapie intensive.

Ad analizzare il report relativo al tasso di presenza nelle rianimazioni, si evince quale sia lo stato di criticità nel quale si trovano a dover lavorare medici ed infermieri: ”Sono 12 le Regioni e Province autonome che hanno un tasso di occupazione in terapia intensiva e aree mediche sopra la soglia critica (era 13 la settimana precedente). Il tasso di occupazione in terapia intensiva a livello nazionale continua a essere sopra la soglia critica (30%)“. Complessivamente, spiega lo studio, “il numero di persone ricoverate in terapia intensiva è in lieve aumento da 2.579 (al 4 gennaio) a 2.636 (12 gennaio); il numero di persone ricoverate in aree mediche aumenta anche lievemente, passando da 23.317 (04 gennaio) a 23.712 (12 gennaio)”. Quindi bisogna tener presente che “Tale tendenza a livello nazionale sottende forti variazioni inter-regionali con alcune regioni dove il numero assoluto dei ricoverati in area critica e il relativo impatto, uniti all’incidenza impongono comunque misure restrittive“.

‘Rt oltre’: per Lombardia, Sicilia e Bolzano scatta la zona rossa

Ed è stato proprio l’aver accertato che “Due Regioni e province autonome (Bolzano, Sicilia  e Lombardia) hanno un Rt puntuale maggiore di 1,25 compatibile quindi con uno scenario di tipo 1“, a far scattare la zona rossa.

‘Rt oltre’: rischio di una epidemia non controllata e non gestibile

Quindi il passaggio che fa accapponare la pelle: ”Si osserva un aumento complessivo del rischio di una epidemia non controllata e non gestibile nel Paese, dovuto a un aumento diffuso della probabilità di trasmissione di Sars-Cov-2 in un contesto in cui l’impatto sui servizi assistenziali rimane alto nella maggior parte delle Regioni e province autonome”. Infatti, spiega ancora l’Istituto superiore di sanità, “In Italia 11 Regioni/Province autonome sono classificate a rischio alto (contro 12 della settimana precedente), 10 a rischio moderato (di cui 4 ad alto rischio di progressione a rischio alto nelle prossime settimane) e nessuna a rischio basso”.

‘Rt oltre’: per nove regioni si prospetta un scenario di tipo 2

Diversamente, ”Sono 9 le Regioni (Abruzzo, Emilia-Romagna, Lazio, Liguria, Piemonte, Puglia, Sicilia, Umbria e Valle d’Aosta) che hanno un Rt puntuale maggiore a uno nel limite inferiore, compatibili con uno scenario tipo 2. Altre 10 hanno un Rt compatibile con uno scenario di tipo uno ma sono tutte, tranne una, con un Rt medio sopra uno o appena sotto”. Questo non significa però che vada bene, c’è comunque da porre rimedio quanto prima.

‘Rt oltre’: ora è impossibile l’identificazione dei casi ed i tracciamenti

Inoltre, “Si osserva, per la seconda settimana consecutiva, un aumento dell’incidenza a livello nazionale negli ultimi 14 giorni (368,75 per 100.000 abitanti nel periodo 28 dicembre 2020-10 gennaio 2021, contro 313,28/100.000 nel periodo 21 dicembre-3 gennaio).

Premessa quindi la criticità in alcune aree specifiche (come nel Veneto, nella Provincia autonoma di Bolzano, in Emilia Romagna, e in Friuli Venezia Giulia), se ne deduce che nessuna regione può essere considerata nella norma. “L’incidenza su tutto il territorio – rimarcano infatti gli esperti – è ancora lontana da livelli che permetterebbero il completo ripristino sull’intero territorio nazionale dell’identificazione dei casi e tracciamento dei loro contatti. Il servizio sanitario ha mostrato i primi segni di criticità quando il valore a livello nazionale ha superato i 50 casi per 100.000 in 7 giorni e una criticità di tenuta dei servizi con incidenze elevate“.

‘Rt oltre’: l’incidenza nazionale continua a crescere coinvolgendo l’assistenza

Nello specifico, a far preoccupare notevolmente, è che ”Questa settimana si osserva un peggioramento generale della situazione epidemiologica nel Paese. L’incremento dell’incidenza è stato comunque contenuto grazie alle misure di mitigazione adottate nel periodo festivo. L’incidenza è pari a 183,36 per 100.000 abitanti, in ulteriore lieve aumento”. Dunque, si legge ancora, ”L’incidenza nazionale a 14 giorni continua a crescere e aumenta anche l’impatto della pandemia sui servizi assistenziali, e questo si traduce in un aumento generale del rischio“.

‘Rt oltre’: si temono ulteriori aumenti dei contagi nelle prossime settimane

Insomma, tengono a rimarcare dall’Iss e dal ministero della Salute, ”L’epidemia resta in una fase delicata, e un nuovo rapido aumento nel numero di casi nelle prossime settimane è possibile, qualora non venissero mantenute rigorosamente misure di mitigazione sia a livello nazionale che regionale. Tale tendenza a livello nazionale sottende infatti forti variazioni inter-regionali con alcune regioni dove il numero assoluto dei ricoverati in area critica e il relativo impatto, uniti all’elevata incidenza impongono comunque incisive misure restrittive”.

Per dirla con parole semplici, semmai non si fosse capito, ad oggi l’unifica soluzione praticabile – per velocizzare un processo di ‘attenuazione’ dell’incidenza – è ricorrere ad un lockdown.

‘Rt oltre’: gli esperti consigliano misure rigorose e comportamenti consoni

Infatti, acclarato che ”L’epidemia resta in una fase delicata e un nuovo rapido aumento nel numero di casi nelle prossime settimane è possibile, qualora non venissero mantenute rigorosamente misure di mitigazione sia a livello nazionale che regionale”, oggi più che mai è impellente “la necessità di mantenere la drastica riduzione delle interazioni fisiche tra le persone. E’ fondamentale che la popolazione eviti tutte le occasioni di contatto con persone al di fuori del proprio nucleo abitativo che non siano strettamente necessarie e di rimanere a casa il più possibile. Si ricorda che è obbligatorio adottare comportamenti individuali rigorosi e rispettare le misure igienico-sanitarie predisposte relative a distanziamento e uso corretto delle mascherine”. Infine, conclude il report, “Si ribadisce la necessità di rispettare le misure raccomandate dalle autorità sanitarie compresi i provvedimenti quarantenari dei contatti stretti dei casi accertati e di isolamento dei casi stessi”.

Max