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Dieselgate, Volkswagen risarcirà i clienti tedeschi. In Italia l’attende la class action di Altrocomusmo

La storia, anche perché di portata mondiale, a danno di uno dei colossi dell’automobile per eccellenza come la Volkswagen – per anni ritenuta sinonimo di qualità e serietà – la conosciamo tutti. Più che uno ‘scandalo’ riveleranno poi ulteriori indagini, un ‘vizio’, visto che poi anche altre marche di auto hanno rivelato di aver adoperato lo stesso escamotage.

Dieselgate: in principio fu la ‘scoperta dell’America’

‘Beccata’ per prima dagli americani, che hanno scoperto il taroccamento sulle centraline elettriche delle auto, escogitato dagli ingegneri germanici per eludere i severi controlli sugli ‘effluvi inquinanti’ (dettati dalle severi leggi americane), così come impone l’effetto domino, si è poi scoperto che la ‘truffa’ ha praticamente coinvolto l’intero mercato mondiale della auto, attraverso decine di paesi.

Il termine truffa non è ovviamente una nostra interpretazione, ma il reato attribuito al colosso tedesco dai giudici statunitensi, che hanno severamente condannato la Volkswagen a risarcire le vittime del raggiro legato ai filtri particolati e alle centraline.

E proprio perché sia la Volkswagen che i tedeschi sono cose ‘serie’, c’è da sottolineare che a seguito del Dieselgate, Vw è stata cosa da un vero e proprio terremoto, culminato in dimissioni eccellenti, e capace di coinvolgere -e far pagare – anche alcuni importanti politici tedeschi.

Dieselgate, dal 2015 sono stati risarciti 240mila clienti

Una diatriba esplosa nel 2015 e che, a ‘giro’ ha visto Vw patteggiare con qualcosa come 240mila acquirenti, per miliardi di euro. Fortuna che, sempre in testa alle vendite, l’azienda ha accantonato moltissimo capitale negli anni, permettendo così – nonostante i risarcimenti – agli stabilimenti di Wolfsburg di continuare a produrre, senza scadere quindi nell’approssimazione.

Dunque negli States i proprietari di auto Vw coinvolte nello scandalo sono stati risarciti mentre, negli altri paesi (Italia compresa), sono sorte numerose class action, che Volkwagen sta ora affrontando.

Intendiamoci, da azienda seria quale è (e noi lo sottoscriviamo), nel frattempo Vw, onde evitare costosi risarcimenti ‘cumulativi’, in questi anni ha comunque cercato il contatto con i singoli clienti, proponendo prestazioni gratuite (come i tagliandi), ed il completo resettaggio della centralina. Perché poi in fondo il ‘danno’ non è stato ‘fisico’ – cioè seguito ad un intervento ‘meccanico’ – ma ‘matematico’, manipolando i dati della centralina, ma non compromettendo qualità e prestazioni dell’auto acquistata.

Perse anche le cause in ‘casa’, Vw si avvicina all’Italia

Oggi intanto, come dicevamo, è giunta la notizia che il colosso di Wolfburg- come era prevedibile che fosse – ha perso contro una massiccia class action mossale dalle associazioni dei consumatori tedeschi. La Corte federale di Giustizia ha quindi condannato Volkswagen a pagare i danni provocati ai proprietari delle auto diesel annoverate fra i modelli ‘incriminati’.

Ma non è finita perché, finalmente, ora arriverà anche il turno dell’Italia dove, su tutte, spunta la massiccia class action promossa da Altroconsumo.

Dieselgate, da noi la tempestività di Altroconsumo

Da noi infatti, già pochi mesi dopo l’uscita dello scandalo negli Usa, la nota associazione che si occupa dei consumatori, dei loro diritti e della loro tutela, ha subito avviato la procedura per la richiesta di un rimborso, da parte di tutti i proprietari delle auto Volkswagen interessate dallo scandalo delle emissioni truccate.

‘Radunati’ dunque i proprietari di auto Vw – diversi modelli – alle quali è risultato esser stati installato il software incriminato, ha dato vita ad una class action, volta alla richiesta di risarcimento danni.

Onestamente non sappiamo se detta class action sia chiusa, o se può ancora annoverare ulteriori richieste di risarcimento. E bene informarsi telefonicamente o via mail.

Tuttavia, vediamo insieme, al tempo, l’iter seguito dai clienti Volkwagen italiani, annoverati nella class action di Altroconsumo.

Dieselgate: ecco come funziona la class action

Il requisito primario per poter aspirare al giusto risarcimento era quello di essere venuti in possesso – dal concessionario – di uno dei modelli di auto interessate, cioè, Volkswagen diesel – prodotti ed acquistati dopo il 2009 – che al momento della class action comprendevano: Audi A3, A4, A5, A6, TT, Q3 e Q5 (Gruppo Volkswagen), Poi, Leon, Altea e Alhambra (della Seat). Quindi, lYeti, Octavia e Superb (della Skoda). E, infine, Golf, Passat, Maggiolino, Sharan, Tiguan, Touran (con motore diesel Euro 5, EA 189), per la Volkswagen. Lo ribadiamo: questo a monte della class action appena costituita, non sappiamo se nel frattempo (oltre ai 76mila registrati), sia poi stata allargata ad altri proprietari e modelli di auto.

Al tempo, appresa la class action, lo stabilimento di Wolfsburg ha subito reso noto – anche attraverso le concessionarie disseminate lungo lo Stivale – che avrebbe provveduto a contattare singolarmente tuti i proprietari di auto con motore EA 189, così da poter intervenire subito sul software incriminato, offrendo allo stesso tempo prestazioni gratuite. Ovviamente nel frattempo molti clienti italiani avranno provveduto scegliendo questa opportunità.

Dieselgate: l’importo dei rimborsi Volkswagen

Di suo, Altroconsumo chiese subito a Volkswagen Italia di cessare la vendite di tutti i modelli diesel con il software taroccato, ed ‘esigendo’ al tempo stesso, l’intervento su tutti i modelli di auto marcianti sul strade italiane.

Nello specifico, la class action di Altrocosumo, ha chiesto a nome dei clienti italiani un risarcimento per aver acquistato un veicolo Volkswagen senza poter sapere che reali emissioni le emissioni del motore, erano state alterate, rispetto alle altre auto delle aziende concorrenti.
Quindi Altroconsumo ha stimato l’importo dei rimborsi da richiedere, calcolando il modello di auto, e i chilometri mediamente percorsi  annualmente. Ad esempio riportava il sito dell’associazione dei consumatori, chi in possesso della ‘classica’ Golf, per una percorrenza annuale di 15mila chilometri, avrà diritto a 500 euro di rimborso. Solo più tardi, dopo aver realizzato diversi test, Altroconsumo è stata la prima in Europa, ad aver ottenuto l’ammissibilità di una class action contro la casa automobilistica di Wolfsburg. Richiesta accolta dal Tribunale di Venezia. In termini di risarcimento, la richiesta è ora abbastanza chiara: i consumatori devono essere risarciti del 15% del prezzo d’acquisto dell’auto.

Ad oggi sono ben 76mila gli italiani interessati da questa class action…

Max