FRANCESCO STORACE CONDANNATO PER VILIPENDIO AL CAPO DELLO STATO

 

“Ieri il Pd ha bloccato, per voce della Finocchiaro, ogni possibilita’ di discussione sull’abrogazione o sulla modifica di questo reato anacronistico. Sara’ contento Napolitano…”. Lo ha detto il segretario della Destra, Francesco Storace, lasciando il palazzo di giustizia, dopo la condanna a 6 mesi di reclusione (pena sospesa) per vilipendio al Capo dello Stato fatti per i quali l’attuale vicepresidente del Consiglio regionale del Lazio e’ stato condannato risalgono a 7 anni fa, quando l’allora senatrice a vita Rita Levi Montalcini contribui’ con un suo voto a non far cadere il governo guidato da Romano Prodi. Un’iniziativa criticata aspramente sul blog di Storace ma non a lui direttamente riconducibile. Napolitano, pochi giorni dopo, ricevendo al Quirinale degli studenti, defini’ “indegno” l’attacco alla scienziata, scatenando a quel punto il commento dello stesso Storace che proprio in quei giorni aveva presentato un disegno di legge finalizzato ad eliminare la figura dei senatori a vita: “Giorgio Napolitano – disse – non ha alcun titolo per distribuire patenti etiche. Per disdicevole storia personale, per palese e nepotistica condizione familiare, per evidente faziosita’ istituzionale. E’ indegno di una carica usurpata a maggioranza…”. Per l’avvocato Bruno Giosue’ Naso, difensore del senatore assieme al collega Romolo Reboa, le espressioni nei confronti del Capo dello Stato, “pur essendo frutto di una ’vis’ polemica aggressiva e graffiante, devono tuttavia rientrare nelle prerogative del diritto di critica politica riconosciuto a ogni membro del Parlamento dall’articolo 68 della Costituzione”. Anche “se in termini astratti queste espressioni possono avere una valenza diffamatoria e ingiuriosa”, di fatto Storace – hanno ripetuto i due difensori – “ha esercitato le sue prerogative politiche, dando sfogo al suo temperamento, polemico, non remissivo, certamente reattivo. Ma questo non puo’ costituire reato”. Da qui la richiesta di assolvere l’esponente politico.