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Lavoro, complice il Covid-19 nel primo trimestre 101mila occupati in meno. Ci aspetta un ‘autunno caldissimo’

Come ripetuto più volte nei giorni scorsi, mai come ora siamo ‘appesi’ alle decisioni dell’Europa per poter poi disporre quanto prima di fondi con i quali ‘rianimare’ la nostra economia, ormai prossima alla fase terminale.

L’Istituto di ricerca continua di giorno in giorno, a ricordare la gravità della situazione, illustrando in maniera capillare lo stato di salute dei vari settori produttivi del Paese.

Ieri, come abbiamo visto, abbiamo appreso in che modo la produzione industriale ad aprile ha toccato il suo peggior fondo storico. Oggi, ma è una conseguenza, l’stat è tornata ad illustrarci un altro aspetto più che preoccupante, in parte già denunciato ieri: la ‘nuova’ disoccupazione.

E quando si tornerà a poter licenziare e la cig finirà?

C’è intanto da premettere che, se la rete occupazionale in parte ancora ‘regge’, è perché i licenziamenti sono bloccati e, un po’ grazie anche alle aziende (ed anche alla pur lenta burocrazia), che per il momento attraverso la cassa integrazione riescono a dare un minimo di ‘conforto’ a milioni di famiglie, prossime ad andare sul lastrico. Dunque, come dicevamo, se l’Europa (generalizzando) non interviene in tempi rapidi, complici i dati che andremo a leggere, ci aspetta davvero un autunno ‘caldo’.

Il tasso di occupazione è attualmente al 58,8%

Intanto, avverte oggi l’Istat, in termini congiunturali in questo primo trimestre dell’anno ben 101mila persone (-0,4%) hanno perso l’occupazione. Probabilmente, ad incidere sul destino dei tanti precari, il forte aumento segnato negli ultimi tempi da quanti assunti a tempo indeterminato (+50 mila, +0,3%), e in virtù dell’altrettanta cospicuo calo dei cosiddetti ‘lavoratori a termine’ (-123 mila, -4,1%) e degli indipendenti (-28 mila, -0,5%).

Dunque, a conti fatti, oggi nel Paese il tasso di occupazione è pari al 58,8% (che, rispetto al quadrimestre che ha chiuso il 2019, significa un bel -0,2 punti).

Purtroppo l’avvento del Covid ha creato il baratro…

Come dicevamo, nello specifico, al netto della stagionalità, l’evento del Covid-19 ha pesato oltremodo su aprile, in virtù dei -274mila occupati (-1,2%) registrati rispetto al mese prima.

Ora, senza addentrarci nella specificità dei settori con una marea di cifre e dati, come spiega l’Istat, “Le dinamiche del mercato del lavoro misurate nel primo trimestre 2020 risentono, a partire dall’ultima settimana di febbraio, delle forti perturbazioni indotte dall’emergenza sanitaria”.

Già da questo primo trimestre – specie se rapportato sulle ore lavorate – ha registrato un’evidente calo rispetto sia al precedente (-7,5%), che allo stesso periodo dell’anno scorso (-7,7%). Situazione e dinamiche che “risultano coerenti con la fase di eccezionale caduta dell’attività economica che, nell’ultimo trimestre, ha risentito degli effetti della crisi sanitaria, con una flessione del Pil pari a -5,3% in termini congiunturali“.

Urge intervenire sul costo del lavoro e degli oneri

Entrando poi nel ‘lato caldo’ della questione, analizza l’Istat, in questo primo trimestre, dall’ottica delle imprese, su base congiunturale si è riscontrata una diminuzione della domanda di lavoro, soprattutto relative  agli dipendenti (-0,5% sul trimestre precedente).

Inoltre, ‘l’effetto tampone’ rappresentato dalla cassa integrazione, si è rivelato determinante, facendo registrare una ‘buona’ variazione: il 68,6 ore ogni mille ore lavorate.

Allo stesso modo, sempre rispetto al trimestre precedente, il costo del lavoro ha registrato un aumento dello 0,6% e, rispetto invece allo stesso periodo dello scorso anno, dello 0,8%.

Ad incidere sul costo del lavoro,  la crescita delle retribuzioni (+0,4%), e degli oneri sociali (+1,0%)

Max