Missionario ucciso, la famiglia perdona la tribù

“Il nostro John ha amato Dio, ha amato la vita, ha amato tutti coloro che erano deboli, e verso gli indigeni Sentinelesi aveva solo un amore: ed è per questo che oggi li perdoniamo per averlo ucciso”. La famiglia dell’avventuriero missionario ucciso John Allen Chau – il ragazzo è arrivato da Vancouver, a Washington, per convertire gli abitanti di North Sentinel, l’isola più remota del mondo nel Mar delle Andamane dove è stato ucciso dalle frecce degli stessi nativi che voleva convertire – lui fa sapere che ha già perdonato quella gente. Al contrario, chiedendo il rilascio delle sette persone arrestate dalla polizia indiana per aver aiutato Chau a raggiungere illegalmente la spiaggia: “John è andato su quell’isola di sua spontanea volontà e nessuno deve pagare per le sue scelte”.

“Gesù ti ama, anch’io ti amo”: Chau si era avvicinato alla tribù che vive in quel pezzo di terra che non a caso è chiamato la sentinella del Nord. Una comunità così isolata da essere protetta dalla legge Sentinellesi, di cui si sa pochissimo, tranne che solo un centinaio di membri formano la tribù, rifiutano ogni contatto, anche perché a causa dell’isolamento, sono molto vulnerabili alle malattie. Nessuno può avvicinarsi alla loro isola. Questi uomini, secondo Jeff King, presidente di Christian Concern, l’organizzazione a cui apparteneva il giovane e che era in costante contatto con lui: “Quello che ho capito il giorno prima aveva inizialmente accettato i suoi doni”. Ma lui non era lì per conto Era un sogno, purtroppo è andato storto “.

Il missionario ucciso, che postava tutte le immagini della sua avventura su Instagram, si era presentato con una forbice, spille da balia, un pallone da football. Gli indigeni lo avevano rimandato indietro con due grossi pesci: facendogli però capire che la sua presenza sull’isola non era gradita, colpendo con una freccia la sua bibbia impermeabile mentre era già sulla spiaggia”. Lo ha raccontato lo stesso missionario nel suo diario online che la madre ha condiviso con il Washington Post: “Penserete che sono pazzo, ma penso che sia importante portare Gesù a questa gente”. Ma aveva evidentemente capito che i nativi erano tutt’altro che intenzionati ad accettare la sua proposta di conversione visto che nel suo diario aveva scritto: “Non prendetevela con questo popolo se dovessero uccidermi”. Anche se il martirio non era esattamente nei suoi piani: “Dio, aiutami, non voglio morire”.