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“Pericolo gravi tensioni”, il ministro allerta i prefetti. Ma il disagio sociale (fame), esula dall’estremismo

Alle difficoltà delle imprese e del mondo del lavoro, potrebbero accompagnarsi gravi tensioni a cui possono fare eco, da un lato, la recrudescenza di tipologie di delittuosità comune e il manifestarsi di focolai di espressione estremistica, dall’altro, il rischio che nelle pieghe dei nuovi bisogni si annidino perniciose opportunità per le organizzazioni criminali“.

Così il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, ai prefetti italiani, invitandoli ala massima attenzione.

Urge distinguere ‘l’estremismo’ dal disagio sociale

Ora, una cosa è il ‘disagio sociale’ che, per fame, può indurre anche un onesto padre di famiglia a dover ricorrere al ‘saccheggio’ per assicurare un pasto ai propri figli, altro ‘l’espressione estremistica’ che, notoriamente, punta sul caos e la rabbia ‘attaccando’ ciò e chi ritiene responsabile della gestione di un potere, come le banche, i luoghi istituzionali o i commerci dedicati al lusso.

Stesso discorso per le ‘organizzazioni criminali’, pronte al prestito – ad usura – ai commercianti in difficoltà economica, e al reclutamento per lo più di qualche giovane sfaccendato, fomentato da indegne serie televisive.

Speriamo che a rimetterci non siano i disperati

Dunque, così come ‘appare’ nelle intenzioni, ben venga la prevenzione del ‘disagio sociale’, attraverso un attento monitoraggio di determinati ambienti e realtà sociali allo stremo, per intervenire in maniera rapida e concreta, onde evitare il peggio.

Il rischio altrimenti è che a prendere le ‘manganellate’ poi siano proprio quei padri di famiglia affamati.

Occhi aperti sui primi segnali di disagio

Come è giusto che sia, il ministro invita quindi i prefetti ad operarsi presso le categorie produttive territoriali, dialogando con le parti sociali, così come con le banche, così da individuare per tempo  i primi segnali di cedimento del tessuto sociale ed economico delle proprie aree di competenza.

Dunque, massima attenzione (ma non in termini di repressione) alle categorie più deboli, che si è detto, ‘doppiamente’ esposte: sia alla fame, che alle ‘facili’ tentazioni rappresentate dalle organizzazioni criminali.

Infiltrazioni criminali pronte ad insinuarsi nel tessuto

Tuttavia, nell’esternare ai prefetti le proprie preoccupazioni, la Lamorgese incentiva sia l’intelligence che le forze di polizia affinché la ripresa delle attività, segua  ‘imprescindibili coordinate di legalità’.

Ma qui, ci auguriamo, il ministro si rivolga giustamente al reale pericolo di infrazioni di realtà criminali in contesti sociali ed economici legati agli appalti, alla filiera agroalimentare, alle strutture turistico-alberghiere, così come ad attività ed imprese che operano sia nell’ambito della ristorazione, che in quello edile.

Dunque sì massima allerta a quanto di peggio può concorrere a danneggiare la già di per se difficile ‘ripartenza’ del Paese ma, lo ripetiamo, facciamo qualcosa per chi ha fame…

Max