BREAKING NEWS

Terapie intensive: “Ancora una settimana di picco e poi la discesa”, auspica il presidente degli anestesisti

E’ sicuramente una buona notizia quella che che ci arriva dagli stoici professionisti che combattono contro il coronavirus nelle prime trincee, guardandolo negli occhi.

Nello specifico è stato il presidente nazionale del sindacato dei medici di anestesia e rianimazione (Aaroi-Emac), Alessandro Vergallo, ad affermare che “Ci pare di poter dire con una certa ragionevolezza che la curva di crescita dei ricoveri in terapia intensiva sta flettendo verso il basso. La crescita è meno ripida, quindi ragionevolmente tra una settimana si può sperare che il numero dei degenti si possa stabilizzare, raggiungendo il picco, e poi scendere. Questo immaginiamo stia avvenendo grazie alle misure dell’ultimo Dpcm”.

Vergallo: “Il lockdown, drastico e lungo, incise in maniera netta”

Come ha chiarito l’esperto, ”Dobbiamo tenere contro che il primo picco, relativo alla precedente ondata Sars-Cov-2, ha avuto una cima più ristretta. Questo secondo picco avrà una cima più larga. Questo perché sulla prima ondata ha agito un lockdown drastico e lungo che ha ‘tagliato’ velocemente i casi. Mentre oggi le misure sono state, giustamente per salvaguardare l’economia, più morbide e mirate”.

Vergallo: “Un ventilatore e un monitor accanto a un letto non bastano”

Quindi Vergallo tiene soprattutto a rimarcare che “Non c’è nessuno tono scandalistico o accusa di trucchi nei confronti di alcune Regioni se diciamo che il numero dei letti di terapia intensiva in più non corrispondono a quelli sbandierati. Al massimo dalla quota pre-pandemia di 5mila letti in terapia intensiva saremo arrivati a 8mila, quindi 3mila in più. Abbiamo forti dubbi quando vediamo inseriti posti letto che vorrebbero rassomigliare ad una terapia intensiva ma sono diversi gradini sotto. Mettere un ventilatore e un monitor accanto a un letto non basta”.

Vergallo: “Nelle regioni i colleghi hanno fatto quello che potevano”

Anzi, spiega ancora il rianimatore, ”Siamo in grado di testimoniare grazie ai nostri colleghi che lavorano negli ospedali di tutte le Regioni che i posti letto sono stati aumentati ma in alcuni casi, si è cercato di farli rassomigliare a quelli di terapia intensiva ma è chiaro che non ci rientrano. Faccio qualche esempio: i letti di terapia intensiva post operatoria (Tipo), hanno qualcosina in meno rispetto alle rianimazioni; le ‘recovery room’, le zone adiacenti alle sale operatorie sono dei posti ma sono un gradino sotto le terapie intensive. Abbiamo anche la sensazione che vengano inseriti o implementati i letti di sala operatoria che normalmente sono destinati alla chirurgia“.

Vergallo: “Guai a cullarsi su un iniziale appiattimento della curva”

Ad ogni modo l’esperto raccomanda: “In questa fase cullarsi su un iniziale appiattimento della curva sarebbe un errore madornale. Cerchiamo di imparare la lezione dell’estate quando aver 50 pazienti Covid in terapia intensiva ha fatto pensare che si potesse avere una deregulation totale”.

Max