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Bolsonaro contro l’Oms, una sfida lunga mesi: ne beneficia il coronavirus

Come abbiamo visto in queste ultime ore il presidente del Brasile Bolsonaro si è di nuovo scagliato contro l’Oms, asserendo che l’ente indirizzerebbe, con i suoi studi, i bambini verso l’omosessualità e la masturbazione. Si tratta, nei fatti, soltanto dell’ultimo capitolo di una saga, triste e del tutto infruttifera in tempi di pandemia da coronavirus, che vede contrapposto il numero uno della politica brasiliana alla Organizzazione mondiale della Sanità.

Una lunga sfida, quella lanciata da Bolsonaro che sembra aver dato benefici solo alla diffusione del virus, stando agli ultimi dati relativi alla epidemia del covid-19 nel paese sudamericano.

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Ne ha fatte tante, in questi mesi, Bolsonaro. Non è la prima volta che attacca l’Oms. A inizio pandemia ha criticato la gestione di contenimento dell’infezione, e l’isolamento sociale. Del tutto in disaccordo con la scelta di applicare le misure restrittive nel suo Paese ha portato allo stremo la polemica fino alla scelta del ministro della Salute Luiz Henrique Mandetta a dimettersi dal suo incarico in quanto costui era fautore del lockdown totale.

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La scorsa settimana ha criticato il direttore generale dell’Organizzazione Tedros Ghebreyesus, dicendo che “non è neppure un medico“, diffondendo una nuova fake news. Nel mentre, il Brasile continua a vedere crescere la curva dei casi e ha già più di 5.400 morti. A Manaus, Fortaleza, San Paolo e Rio de Janeiro ospedali e cimiteri sull’orlo del collasso.

Il caso del test di Bolsonaro per Covid-19

Come se non bastasse Bolsonaro era stato al centro di un giallo sulla stampa locale. Il presidente si è rifiutato di rendere pubblico il risultato del suo test per il Coronavirus, benché un giudice federale gli avesse chiesto di farlo, accogliendo il ricorso di un quotidiano di San Paolo.

L’avvocatura generale dello Stato ha rivelato oggi di aver consegnato alla giudice Ana Lucia Petri Betto una relazione medica datata 18 marzo che accerta la negatività di Bolsonaro, ma senza il risultato del test.

Il presidente brasiliano si è sottoposto al test lo scorso 13 marzo dopo un viaggio in Florida nella residenza privata del presidente Donald Trump, dopo il quale furono positivi il capo della comunicazione del presidente e altri membri della delegazione brasiliana.

Lui si sottopose ad un secondo test il 17 marzo, annunciando di essere risultato ancora una volta negativo ma si rifiutò di rendere pubblico il risultato asserendo che sarebbe stata una violazione della privacy.

In precedenza Bolsonaro aveva anche avuto atteggiamenti a dir poco particolari, con tanto di gesto dell’ombrelloe aveva assunto decisioni non sempre coerenti con la stringente necessità di isolamento dovuta al coronavirus.

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Ancora più clamorosa è stata la bagarre con uno degli uomini considerati più architrave del successo politico di Bolsonaro, quel Sergio Moro che, col lungo procedimento noto come Lava Jato aveva scoperchiato tutto un sistema di corruzione di alto livello politico culminato con l’arresto dell’ex presidente Lula.

Il feeling tra Bolsonaro e Moro, andando a frantumarsi poco a poco, si è disgregato quando, a quanto dice Moro, il leader verdeoro avrebbe chiesto a Moro di collocare uomini di sua fiducia tra le maglie della giustizia. Una vicenda che ha portato alla apertura di una inchiesta nei riguardi dello stesso presidente.

Entro sessanta giorni dovranno esser fornite le prove, o altrimenti il procedimento decadrà e potrebbe trasformarsi in un atto processuale contro Moro per falsa testimonianza.

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