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Referendum eutanasia, superate 250mila firme

In un mese e mezzo sono state raccolte più di 250.000 firme per chiedere l’istituzione del quesito referendario per l’abrogazione parziale dell’articolo 579 del codice penale, norma che impedisce l’introduzione dell’eutanasia legale in Italia. Per indire il referendum è necessario raccogliere entro il 30 settembre 500.000 firme totali. “Aver superato le 250.000 firme sul quesito che chiede la legalizzazione dell’eutanasia è un segnale forte e chiaro. Gli italiani credono ancora nello strumento referendario e sottoscrivono il quesito perché vogliono decidere della propria vita”, ha dichiarato in una nota Massimiliano Iervolino, segretario di Radicali italiani.

“Le grandi mobilitazioni come quelle referendarie – ha proseguito – sono importanti perché contribuiscono a diminuire la distanza tra i cittadini e le istituzioni. Soprattutto se, come nel caso del fine vita, il Parlamento continua a rimanere sordo alle richieste della società civile nonostante la proposta di legge di iniziativa popolare depositata nel 2013 e diversi richiami della Corte costituzionale”.

Cuneo, in rapporto con la popolazione, è il comune con più di 50.000 abitanti che ha raccolto più firme (31 ogni 1.000). A seguire Cagliari (29), Trieste (26), Treviso (25), Trento (24) e Pavia (23). Valle D’Aosta, Friuli Venezia Giulia, Piemonte, Umbria e Trentino Alto Adige sono le regione con più sottoscrizioni ai tavoli ogni 10.000 abitanti.

“Entusiasmo e voglia di firmare e di partecipare al raggiungimento dell’obiettivo – ha commentato Marco Cappato, tesoriere dell’associazione Luca Coscioni – un’atmosfera che non vedevo da molti anni, con una straordinaria partecipazione giovanile. Mentre il dibattito in Parlamento è affossato, nel silenzio assoluto dei vertici nazionale dei principali partiti e dei salotti televisivi, la campagna referendaria sta riscuotendo un successo di partecipazione democratica senza precedenti”.

Il referendum

Il quesito referendario, qualora il comitato promotore riuscisse a ottenere il quorum necessario (si ricorda 500.000 firme), intende abrogare parzialmente la norma penale che impedisce l’introduzione dell’eutanasia legale (articolo 579, omicidio del consenziente). Attualmente la disposizione prevede al primo comma che “chiunque cagiona la morte di un uomo, col consenso di lui, è punito con la reclusione da sei a quindici anni”.

Come ricordato dal comitato promotore, “l’eutanasia attiva è vietata dal nostro ordinamento sia nella versione diretta, in cui è il medico a somministrare il farmaco eutanasico alla persona che ne faccia richiesta (art. 579 cp omicidio del consenziente), sia nella versione indiretta, in cui il soggetto agente prepara il farmaco eutanasico che viene assunto in modo autonomo dalla persona (art. 580 c.p. istigazione e aiuto al suicidio), fatte salve le scriminanti procedurali introdotte dalla Corte costituzionale con la sentenza Cappato.